Beccari: “Oggi San Marino intercetta e affronta i problemi: i nemici sono altrove, difendiamo insieme le istituzioni”

da | 11 Feb 2026

Segretario di Stato Luca Beccari: Nel mio intervento iniziale ho cercato di fornire un quadro il più possibile ampio, pur nei limiti di ciò che so e di ciò che mi è consentito dire. È evidente che su questa vicenda vi sia un forte dibattito sul tema dell’allineamento o del disallineamento delle informazioni, ed è oggettivamente difficile discutere di una situazione di questo tipo, perché ci troviamo di fronte a fatti gravi e in evoluzione.  Vorrei aprire una breve parentesi. Il consigliere Mularoni ha richiamato più volte gli anni 2007 e 2008. Io ricordo bene quegli anni: erano gli anni in cui in quest’Aula si discuteva di vicende giudiziarie che arrivavano dall’Italia, perché l’Italia pubblicava decreti con arresti di cittadini sammarinesi per reati gravissimi, e noi discutevamo sulla base delle carte dei tribunali italiani. San Marino era un Paese che reagiva di rimbalzo a quanto avveniva attraverso l’azione delle autorità giudiziarie e di vigilanza italiane. Ci veniva rimproverato di non avere anticorpi, di non essere in grado di garantire legalità, trasparenza e controllo.  Oggi la situazione è diversa, ed è in qualche modo inversa. Oggi stiamo discutendo di fatti gravi e importanti che il nostro sistema ha intercettato, individuato e sta analizzando. Ma ciò che conta oggi è il modo in cui affrontiamo questa situazione. E qui mi permetto di fare un richiamo che prendo come un mio suggerimento personale, non come una posizione del Governo o della maggioranza.  Di fronte a questa vicenda, abbiamo due strade. Possiamo iniziare a darci le colpe a vicenda – cosa che in parte è già avvenuta – oppure possiamo concentrarci su come difendere il Paese. Possiamo continuare a dirci che è sempre colpa del Governo oppure possiamo utilizzare questa situazione per mandare messaggi corretti, non solo su ciò che non ha funzionato, ma anche su ciò che invece funziona.  Quando parlo di collaborazione, intendo un’azione nell’interesse dello Stato. Al di là dell’accordo di associazione, che è un obiettivo importante, qui stiamo parlando della difesa delle fondamenta istituzionali dello Stato. Non si tratta di essere favorevoli o contrari all’accordo di associazione: si tratta di non ammettere, in nessun caso, che interferenze esterne possano condizionare la nostra politica. Questo è sempre stato un principio fondamentale per San Marino.  Oggi abbiamo gli strumenti e le capacità per affrontare e gestire situazioni complesse e, permettetemi il termine, anche angoscianti. Il nostro compito politico non è entrare nel merito delle indagini giudiziarie, ma difendere le istituzioni e i percorsi politici del Paese. L’ordine del giorno poteva anche non esserci; si può discutere se inserire o meno un comma, se trovare una formula di condivisione delle informazioni. Ma non facciamone una questione di principio assoluto.  Non possiamo passare da una fase in cui si rimprovera alla maggioranza di non presentare ordini del giorno a una fase in cui, quando li presenta, vengono comunque contestati a prescindere. E sinceramente, su questa storia del “commissariamento”, permettetemi una battuta: in sei anni sono stato commissariato infinite volte.  Io apprezzo sinceramente il senso dello Stato che anche le forze di opposizione hanno dimostrato in momenti difficili. Nessuno sta addossando responsabilità all’opposizione, né chiedendo di farsi carico di decisioni che non le competono. Si sta semplicemente dicendo: questa è la vicenda, cercheremo di capirne sempre di più man mano che emergeranno nuovi elementi, e li analizzeremo.  C’è un dato politico che ritengo significativo e che voglio condividere. Nonostante tutto il clamore mediatico delle ultime settimane, io non ho ricevuto telefonate indignate da interlocutori europei. Anzi, sono stato io a contattare le istituzioni europee per segnalare che si stava muovendo una certa macchina mediatica. E a tutti i livelli ho trovato interlocutori concentrati sul percorso in corso, non condizionati da quanto accaduto. Questo è un segnale importante: significa che come Paese siamo cresciuti.  San Marino ha le sue particolarità e ha dovuto attraversare momenti durissimi per raggiungere una certa maturità istituzionale. Ci siamo fatti male, abbiamo pagato prezzi altissimi, ma oggi possiamo dire di avere una maggiore solidità. Anche grazie al lavoro di chi mi ha preceduto, e lo riconosco apertamente, perché al di là delle differenze politiche, molti hanno affrontato difficoltà analoghe a quelle che affrontiamo oggi.  La maturità che dobbiamo raggiungere ora è soprattutto politica: riguarda il modo in cui discutiamo e affrontiamo questioni delicate. Non possiamo trattare tutto allo stesso modo, né trasformare ogni difficoltà in uno scontro interno. Qui non è emerso alcun atto concreto compiuto da qualcuno di noi contro lo Stato. I nemici, se ci sono, sono altrove. Politicamente siamo avversari, è normale, ma almeno su questo dobbiamo evitare un atteggiamento autodistruttivo.  Anche dal modo in cui rispondiamo alle crisi si misura la qualità e lo standing di uno Stato. Tutti gli Stati difendono i propri interessi nazionali. Pensate forse che altri Paesi non attivino canali diplomatici per tutelare i propri interessi strategici? È normale. Altro discorso è travalicare certi confini, ma non è questo il caso. Cerchiamo di dare ordine alle cose e di affrontare questa fase con responsabilità. Speriamo che anche il mondo dell’informazione, locale e internazionale, comprenda che questa vicenda va raccontata con maggiore equilibrio e attenzione. Da come comunichiamo dipende anche la capacità del Paese di superare questa prova.

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