Banca di San Marino, si riapre la partita: tre piste per il futuro dell’istituto

da | 4 Apr 2026

La Banca di San Marino torna al centro della scena e prova a lasciarsi alle spalle una delle fasi più complesse degli ultimi anni. Dopo il naufragio della vendita al gruppo bulgaro che aveva acceso polemiche e scontri istituzionali, si riapre adesso la partita per il futuro dell’istituto. A rilanciare il tema è un articolo uscito oggi su Il Sole 24 Ore Plus, secondo cui sarebbe stata avviata una nuova fase di esplorazione per individuare un soggetto interessato a entrare nel capitale o a costruire un’operazione industriale attorno alla banca.

Il segnale più concreto arriva dall’apertura della data room a nuovi interlocutori, un passaggio che indica chiaramente la volontà di rimettere in moto il dossier. In questa fase, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano economico, sarebbero tre i soggetti già affacciatisi alla procedura, tutti con offerte non vincolanti e con accordi di riservatezza molto rigidi.

Il primo profilo sarebbe quello di una realtà parabancaria italiana, attiva soprattutto in ambiti finanziari non tradizionali. Il secondo porterebbe invece a una cordata composta da un gruppo assicurativo-finanziario estero e da un partner industriale del territorio romagnolo, ipotesi che, se confermata, avrebbe un peso particolare anche per le possibili ricadute sul piano dei rapporti economici tra San Marino e l’area circostante.

Più nebulosa, invece, la terza pista, che sembrerebbe condurre verso ambienti finanziari legati agli Emirati, con un’operazione che potrebbe muoversi attraverso capitali internazionali. Una traccia ancora tutta da verificare, ma che conferma come il dossier Banca di San Marino continui ad attirare attenzioni anche fuori dall’Europa.

Il tentativo di voltare pagina, però, non può essere letto come una semplice operazione di mercato. Attorno alla banca resta infatti un clima ancora segnato dalle conseguenze del fallito passaggio di mano al gruppo bulgaro, una vicenda che non si è affatto chiusa e che continua ad avere effetti sul piano legale, politico e reputazionale.

Da una parte, infatti, è ancora aperto il fronte internazionale. I precedenti interessati all’acquisizione hanno annunciato l’avvio di una procedura arbitrale davanti all’ICSID di Washington contro la Repubblica di San Marino e la Banca Centrale, con una richiesta risarcitoria che – secondo quanto riportato – potrebbe arrivare fino a 150 milioni di euro. Un contenzioso potenzialmente pesante, che rischia di incidere non solo sulla vicenda della banca ma anche sull’immagine complessiva del sistema sammarinese.

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