Comma 12: Progetto di legge “Norme relative alla cittadinanza per naturalizzazione” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni) (II lettura)
Ilaria Baciocchi (PSD): Prima di iniziare il mio intervento vorrei esprimere un sentito ringraziamento al Segretario di Stato Belluzzi per l’importante lavoro svolto con questo progetto di legge e anche a tutto il suo staff.Voglio dire perché politicamente e umanamente questa scelta conta. La cittadinanza a San Marino non è mai stata una pratica amministrativa, è sempre stata qualcosa di più. È appartenenza, è storia e identità, ma proprio perché è stata considerata così preziosa, nel tempo è stata anche rigida e quella rigidità a volte ha fatto male. Per decenni le donne sammarinesi che sposavano uno straniero perdevano la cittadinanza, non per scelta, per legge. Ci sono stati figli nati qui, cresciuti qui, con madre sammarinese che non erano sammarinesi. Ci sono famiglie miste che hanno vissuto per anni con status diversi sotto lo stesso tetto. Ci sono persone che hanno lavorato e pagato contributi per una vita intera senza chiedere la naturalizzazione perché avrebbero dovuto recidere la propria cittadinanza d’origine e con essa una parte della propria storia, dei propri legami, della propria identità. Oggi facciamo una scelta diversa, non perché la cittadinanza valga meno, ma perché abbiamo capito che l’appartenenza non si misura cancellando un’altra appartenenza. Eliminare l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine non è un atto di leggerezza, è un atto di realismo. È riconoscere che la fedeltà a uno Stato non nasce dalla rinuncia forzata a un altro, ma dalla partecipazione concreta alla vita della comunità e proprio per questo abbiamo rafforzato gli elementi di integrazione reale: lingua, conoscenza delle istituzioni, presenza effettiva sul territorio, non formalità ma sostanza. Le riforme organiche servono, ma non possono diventare un modo elegante per rimandare ciò che è evidentemente ingiusto o irragionevole. Questo intervento non crea confusione, rimuove un nodo preciso che produceva effetti distorsivi. Il riordino verrà, dovrà essere serio, ma intanto si corregge ciò che è maturo per essere corretto. In uno Stato piccolo ogni scelta sembra più grande, ma l’identità sammarinese non è fragile, non è un cristallo che si rompe se qualcuno mantiene un’altra cittadinanza, è una realtà viva che si rafforza quando le persone scelgono di farne parte in modo consapevole. C’è una differenza tra difendere l’identità e irrigidirla. Difendere significa darle forza nel tempo, irrigidire significa bloccarla in un modello che il tempo ha già superato. Questa legge non risolve tutto, non chiude la storia, ma per qualcuno significa non dover più scegliere tra una parte e l’altra della propria vita e questo, in uno Stato che ha fatto della libertà e della dignità personale la propria bandiera, non è un dettaglio. Per questo il PSD sostiene con convinzione il provvedimento, perché corregge una regola che per troppi ha significato restare sempre un passo fuori, anche dopo anni di vita dentro. E c’è un fatto politico che conta: questa scelta la fanno insieme forze di centro e forze di sinistra. Non è un accordo di convenienza, è la dimostrazione che su un tema delicato siamo riusciti a mettere davanti il Paese, non il riflesso identitario del momento. Questa legge apre una fase nuova, una fase in cui la cittadinanza torna a essere un gesto di comunità, un modo per dire a chi ha costruito qui la propria vita: ti vediamo, ti riconosciamo e vogliamo camminare insieme a te.




