Il settore aereo europeo si trova davanti a una nuova minaccia: non solo il caro carburante, ma anche il rischio concreto di carenza di jet fuel nei prossimi mesi. Se la crisi in Medio Oriente dovesse andare avanti, l’estate potrebbe aprirsi con voli ridotti, cancellazioni e tariffe ancora più alte.
A preoccupare le compagnie è soprattutto l’effetto della guerra sulle rotte energetiche internazionali, con ripercussioni che potrebbero colpire direttamente anche gli aeroporti europei. Dopo la chiusura di diversi spazi aerei nell’area del Golfo, ora il timore si sposta sulla tenuta delle forniture di carburante.
A lanciare l’allarme sono due colossi del trasporto aereo europeo: Lufthansa e Ryanair. La compagnia tedesca mette in guardia sul possibile impatto operativo nei mesi di punta della stagione turistica, mentre il suo amministratore delegato Carsten Spohr ha già lasciato intendere che il rincaro del carburante finirà inevitabilmente per riflettersi sul prezzo dei biglietti.
Anche Michael O’Leary, numero uno di Ryanair, parla di uno scenario delicato: se il conflitto non dovesse rientrare entro aprile, i primi effetti sulla disponibilità di carburante in Europa potrebbero manifestarsi all’inizio di giugno. E se la situazione dovesse trascinarsi ancora, le compagnie potrebbero essere costrette a rivedere la programmazione estiva.
Il nodo riguarda in particolare i Paesi del Mediterraneo, considerati tra i più vulnerabili in caso di tensioni prolungate sulla catena di approvvigionamento. Con le scorte che potrebbero ridursi rapidamente, il rischio è quello di una stagione estiva più complicata del previsto, proprio mentre milioni di viaggiatori si preparano a partire.
Per ora non ci sono decisioni ufficiali su cancellazioni o riduzioni massive, ma il messaggio lanciato dal settore è chiaro: se la crisi continuerà, il trasporto aereo europeo potrebbe entrare in una nuova fase di emergenza.




