Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026
Mercoledì 21 gennaio 2026, pomeriggio
La seduta pomeridiana il Consiglio Grande e Generale ha proseguito il confronto sulla relazione dedicata alle azioni necessarie per gestire le nuove disposizioni legate all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, con focus su competenze, risorse, valutazioni d’impatto, recepimento dell’“acquis” e piano di formazione della Pubblica Amministrazione.
L’opposizione ha insistito sui ritardi e sulla necessità di un salto di qualità nella comunicazione pubblica e nella preparazione tecnica. Antonella Mularoni (Rf) ha criticato le tensioni politiche emerse in maggioranza e ha chiesto un’azione più incisiva contro disinformazione e “fuoco amico”: “Senza l’accordo di associazione, che è vitale, non avremo futuro”. Gaetano Troina (D-ML) ha parlato di anni persi e di un’accelerazione ormai indispensabile: “Non ci si può venire a dire oggi, nel gennaio 2026, che non c’è stato tempo”, sollecitando chiarezza su ratifica e addendum con l’Italia.
Dai tavoli tecnici, Denise Bronzetti (Ar) ha segnalato un “forte scollamento” tra negoziato e ricadute operative, chiedendo precisione su cosa sarà “compliant”: “Ci stiamo giocando la partita della vita per il futuro della nostra Repubblica”. Sul versante finanziario, Mirko Dolcini (D-ML) ha contestato la sottostima delle risorse, citando costi annui nel medio periodo e la necessità di strutture e authority dedicate.
La maggioranza ha difeso l’impianto strategico dell’accordo, ribadendo che non si tratta di adesione all’UE. William Casali (Pdcs) ha sottolineato che “San Marino rimane uno Stato terzo” e che l’accesso al mercato unico è una scelta economica: “Non è ideologia, è strategia economica”. Il dibattito ha incrociato anche il tema dei media e della disinformazione, con toni accesi e richiami all’unità istituzionale. Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha respinto alcune “fake news” e ha rivendicato margini di autonomia: “Dire che dovremo uniformare il sistema fiscale è una baggianata totale”, aggiungendo che l’accordo può chiudere definitivamente la stagione dell’opacità e sbloccare dossier strategici, anche in relazione ai rapporti con l’Italia. Gian Carlo Venturini (Pdcs) ha ribadito che l’accordo è “di associazione e non di adesione” e ha richiamato l’urgenza di concretezza, avvertendo che “rimanere fuori significherebbe condannare le nostre aziende e i nostri giovani all’immobilità”, chiedendo di smettere di “parlarci addosso” e di “iniziare a essere concreti”.
In chiusura, il Segretario di Stato Luca Beccari ha chiarito la natura della relazione come documento operativo non “blindato”, riconoscendo un limite nel metodo: “Avremmo potuto promuovere consultazioni preventive più approfondite”. Beccari ha rilanciato l’ipotesi di un ordine del giorno o manifesto condiviso per dare un segnale al Paese e all’esterno, ribadendo che la posta in gioco è la qualità dello sviluppo: “La vera differenza è decidere se vogliamo una San Marino che cresca o restare chiusi a gestirci dentro questi confini”.
Comma 5:
- b) Prosecuzione esame della relazione del Segretario di Stato per gli Affari Interni da presentare al Consiglio Grande e Generale circa le azioni necessarie a gestire le nuove disposizioni derivanti dall’Accordo di Associazione all’UE, in termini di competenze e risorse, nonché circa le relative valutazioni d’impatto ed anche attraverso un piano di formazione e di aggiornamento normativo mirato
Antonella Mularoni (Rf): Io non trovo affatto normale quello che sta accadendo, come la conferenza stampa della maggioranza contro un proprio Segretario di Stato, un fatto che non si vede nemmeno nel parlamento italiano ma qui sembra che vada tutto benissimo. Parlerò come se il Congresso di Stato fosse presente in quest’aula, concentrandomi sulle novità presentate dal segretario Beccari che necessitano di approfondimenti. Anche in Commissione Mista la scorsa settimana il Segretario si è lamentato di alcuni organi di stampa e del noto blog estero che non riprenderebbero la verità sull’accordo di associazione con l’Unione Europea, decidendo però di non rispondere perché ritiene di aver già chiarito la sua posizione. Io credo invece che il governo e la maggioranza non debbano stancarsi di far capire alla gente come stanno le cose e, se ci sono errori, devono correggerli o chiedere rettifiche, perché questa sottovalutazione della situazione dopo mesi di ritardo nella firma non porterà nulla di buono. Il segretario Beccari deve guardarsi soprattutto dal cosiddetto fuoco amico, poiché ci risulta che i vertici del suo stesso partito gli stiano creando problemi, citando anche il decreto Palestina. Non possiamo accettare che blog che aizzano all’odio e alla discriminazione razziale siano finanziati da uffici pubblici o amici, pensando che le cose si risolvano da sole. Ricordo per esperienza personale che tra il 2008 e il 2012 ci fu una fortissima campagna di stampa contro San Marino, e non era un caso, ma il riflesso di problemi reali nei rapporti con l’Italia e l’Europa. Bisogna affrontare i nodi critici a partire dall’Italia, di cui non abbiamo avuto aggiornamenti, specialmente sull’addendum in materia bancaria e finanziaria. Vedo che sempre più giornali europei ricominciano a parlare male del nostro Paese, ricordando ciò che eravamo e suggerendo che potremmo esserlo ancora; è necessario svegliarsi perché senza l’accordo di associazione, che è vitale, non avremo futuro. Il governo è carente nello spiegare e far capire questo percorso, limitandosi a dire che se ne occuperà la magistratura tra qualche anno. Chiediamo dall’inizio della legislatura come si intenda recepire l’atto comunitario e quali siano i tempi per l’esecutività dell’accordo dopo la firma, ma non ho ricevuto risposte. Mentre il segretario Canti ha almeno riferito sull’attività del suo dipartimento, per il resto sento solo le solite chiacchiere. La mia preoccupazione è che arriveremo non pronti, con una Pubblica Amministrazione che ancora non è preparata nonostante il lavoro iniziato anni fa, e nel frattempo abbiamo assunto personale non necessariamente adatto al ruolo, completando così il cerchio.
Gaetano Troina (D-ML): Io ritengo che l’intervento della consigliera Mularoni sia indiscutibilmente condivisibile da tutti i punti di vista, ed è un tema che come partito stiamo sottolineando in ogni sede possibile fin dal 2018, quando siamo nati. Ho perso il conto di quante volte siamo intervenuti in commissione o in Consiglio per capire se siamo pronti a questo passaggio epocale, e siamo contenti che finalmente anche altre voci in quest’aula inizino a sottolineare questa mancanza di preparazione. La nostra preoccupazione principale è sempre stata quella di capire cosa prevedesse effettivamente il testo dell’accordo, rimasto oscuro per molti fino a pochi mesi fa, e come il Paese avrebbe gestito l’impatto delle attività e della formazione necessaria. Si è parlato anche del referendum come di un’eresia, e ora vediamo diverse iniziative dei cittadini. Non ci si può venire a dire oggi, nel gennaio 2026, che non c’è stato tempo, perché abbiamo avuto otto anni per organizzarci, capire di quale personale avevamo bisogno e fare i passaggi necessari con la cittadinanza; oggi è tardi. Anche sul tema della vigilanza bancaria era noto da anni che servisse un approfondimento puntuale con l’Italia, e noi abbiamo sempre chiesto un memorandum tra le banche centrali che prima sembrava imminente e poi non più necessario. Ora si parla di questo addendum di cui ancora non capisco cosa preveda nello specifico, se esistano linee guida o se l’accordo sia rimandato a un futuro indefinito. Se veramente la ratifica è imminente per la primavera, chiedo al governo di usare il tempo rimasto per rimediare agli errori di condivisione con la politica e i cittadini, affinché questo accordo non si trasformi in una Caporetto che non siamo in grado di gestire. L’impressione è che il governo abbia fondato tutto il programma su questo accordo come un pilastro indiscutibile su cui non fare domande, ma oggi ci troviamo in una situazione di incertezza. Mi chiedo cosa accadrebbe se qualche Stato europeo decidesse di non ratificare l’accordo mentre noi lo abbiamo già fatto. Ormai abbiamo esaurito gli interrogativi che ripetiamo da anni senza ricevere risposta, ma credo sia giusto che la cittadinanza sia informata.
Denise Bronzetti (Ar): Io parto da un’affermazione del consigliere Zonzini secondo cui la vera preoccupazione non deve essere la firma dell’accordo in sé, ma tutto quello che saremo chiamati a fare immediatamente dopo. Avendo la fortuna o sfortuna di partecipare direttamente ai tavoli tecnici, dopo un lungo periodo di fermo nel coinvolgimento degli uffici, mi sento in dovere di condividere in aula la mia profonda preoccupazione, poiché abbiamo una responsabilità enorme verso tutti i lavoratori, specialmente quelli dell’amministrazione pubblica, impegnati nell’elaborazione dei contenuti di questo accordo. Noto purtroppo un forte scollamento tra la trattativa condotta dai vertici e le informazioni che tornano ai tavoli tecnici per permettere a chi deve modificare la nostra struttura normativa di adeguarla alle direttive dell’acquis comunitaria. Dobbiamo capire con estrema precisione cosa sarà compliant e cosa no, perché se è vero che questo è un appuntamento a cui San Marino non può mancare, dobbiamo presentarci non solo con l’involucro o il vestito migliore, ma con i contenuti giusti e migliori per il Paese. Dobbiamo essere certi che le modifiche normative risolvano le problematiche del nostro sistema produttivo e garantiscano l’evoluzione del sistema bancario e finanziario. Riguardo all’addendum e alla normalizzazione dei rapporti, dobbiamo ricordare che questo percorso è fondamentale nel contesto europeo, ma bisogna tenere le antenne molto dritte. È infatti molto più probabile, per la semplice attiguità di territori e la conoscenza delle problematiche bilaterali, che un’eventuale denuncia per il mancato rispetto degli accordi possa arrivare proprio dall’Italia piuttosto che da altri Paesi europei lontani. Per questo motivo è assolutamente necessario lavorare con la massima professionalità, dedizione e senza tralasciare alcun aspetto, anche il più piccolo, perché in questo momento ci stiamo giocando la partita della vita per il futuro della nostra Repubblica. Chi lavora per allineare le nostre norme deve farlo con assoluta dedizione poiché non possiamo permetterci errori in questa fase cruciale di allineamento al contesto europeo.
William Casali (Pdcs): Il tema dell’accordo con l’Unione Europea merita un confronto serio, concreto e soprattutto sgombro da slogan, perché abbiamo il dovere di trasmettere alla cittadinanza un messaggio chiaro, corretto e responsabile. Non stiamo discutendo di una scelta identitaria né di una rinuncia alla nostra storia o alla nostra sovranità. Non è in discussione chi siamo. Stiamo discutendo di come posizionare San Marino in un mondo che cambia rapidamente, senza snaturare la nostra identità statuale. Voglio essere chiarissimo: San Marino non entra nell’Unione Europea. San Marino rimane uno Stato terzo, mantiene il proprio impianto costituzionale, le proprie istituzioni e la propria identità. L’accordo di associazione non rappresenta una resa di sovranità, ma una scelta consapevole, responsabile e strategica. È la decisione di allineare una parte delle nostre regole economiche a quelle del mercato unico europeo per ottenere in cambio tutele, opportunità e certezze. Oggi la vera sovranità non è chiudersi, ma saper scegliere dove stare e con quali regole dialogare. Restare ai margini dei flussi economici e commerciali europei non rafforza San Marino, anzi ci espone, ci rende più fragili e limita le possibilità di sviluppo. Con l’accordo scegliamo noi come rapportarci all’Europa, difendendo le nostre specificità e tutelando gli interessi nazionali. L’accesso al mercato unico significa maggiore certezza normativa per le imprese, maggiore attrattività per investimenti di qualità, possibilità di competere ad armi pari, tutela delle esportazioni, dell’industria, dei servizi e dell’economia reale. Significa anche maggiori opportunità nel digitale, nei marketplace, nell’e-commerce e nei sistemi di pagamento elettronico. Non è ideologia, è strategia economica. Un’economia piccola e aperta come la nostra ha bisogno di regole chiare, stabilità e credibilità internazionale. Se vogliamo che i giovani restino a San Marino dobbiamo offrire opportunità concrete, non protezione sterile. Questo percorso è una scelta consapevole del Paese, non una forzatura esterna. San Marino non subisce l’Europa, dialoga con l’Europa da Stato sovrano. Ringrazio il Segretario di Stato Beccari per il lavoro serio e competente svolto. Difendere la sovranità significa governare il cambiamento, non subirlo. E questo accordo, se ben gestito, può essere uno strumento utile per farlo nell’interesse esclusivo della Repubblica di San Marino.
Dalibor Riccardi (Libera): Ritengo l’accordo di associazione con l’Unione Europea un tema assolutamente fondamentale, probabilmente il tema principe non solo di questa legislatura ma dell’intero Paese. È un argomento che è stato dibattuto molte volte in quest’Aula ed è giusto continuare a parlarne in modo puntuale e preciso. Le opportunità che derivano da questo accordo sono state già evidenziate, ma sento il dovere di soffermarmi su un aspetto che riguarda il messaggio che passa nella collettività, spesso condizionato da disinformazione. La disinformazione si combatte solo con informazione corretta. Per questo credo sia necessario continuare a organizzare momenti pubblici, serate informative e occasioni di confronto diretto con i cittadini, come già fatto in passato, coinvolgendo tutto il Governo. Non siamo carenti, ma un appuntamento in più può solo aiutare. Grazie al mio ruolo in Commissione Esteri ho avuto la possibilità di confrontarmi con parlamentari maltesi e di comprendere come un Paese di dimensioni contenute abbia affrontato percorsi simili, traendone benefici in termini economici, strutturali, tecnologici e di opportunità di sviluppo. Questo confronto è stato estremamente utile per capire cosa può significare davvero questo passaggio. Ribadisco con forza che la firma dell’accordo non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Da lì inizia il vero lavoro. È come aprire un libro nuovo con una pagina bianca. Per questo è fondamentale che la macchina pubblica sia pronta e che il lavoro di preparazione sia avviato già ora. Ho apprezzato i riferimenti del segretario Belluzzi sul fatto che l’amministrazione si stia mobilitando, perché prima saremo pronti a recepire le nuove regole e prima potremo raccogliere i frutti di questo lavoro. Se sfruttato bene, questo accordo può rappresentare un’opportunità concreta per costruire una nuova Repubblica, fondata su basi più solide, più certe e più integrate nel contesto economico europeo.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Parto da una descrizione oggettiva della Repubblica di San Marino, che è un Paese con una profonda vocazione industriale, manifatturiera, commerciale, legata al turismo, anche sportivo, ai servizi pubblici, alla pubblica amministrazione e, in misura più contenuta rispetto al passato, al settore bancario e finanziario. I dati economici parlano chiaro: San Marino esporta circa il 90% della propria produzione interna verso l’Unione Europea e, di questo 90%, la gran parte è destinata alla Repubblica Italiana. È quindi evidente che disciplinare i rapporti con il mondo che ci circonda non è una scelta ideologica o opzionale, ma una necessità concreta. Per questo è corretto ribadire che non stiamo parlando di adesione all’Unione Europea, ma di un accordo di associazione. Accordi che sono doverosi e che consentono alla Repubblica di San Marino di dialogare con il contesto europeo, anche perché San Marino rappresenta un unicum tra i microstati europei: i nostri macrodati economici sono molto più simili a quelli dei Paesi di grandi dimensioni che a quelli di altri piccoli Stati. È su queste basi che io personalmente e l’intero Governo siamo profondamente convinti che la direzione intrapresa sia quella giusta. A livello personale avrei preferito una ratifica in un’unica soluzione e non un accordo misto, ma questo è il quadro con cui dobbiamo confrontarci. I lavori di recepimento e di implementazione dell’acquis comunitario sono stati ufficialmente avviati attraverso incontri del Consiglio di Direzione, coordinati dalla Direzione Finanza Pubblica e con il coinvolgimento dei dipartimenti della pubblica amministrazione. Sono stati creati gruppi di lavoro interdipartimentali, con direttori e referenti incaricati di analizzare l’impatto dei singoli allegati sull’ordinamento sammarinese. Il Dipartimento Affari Esteri coordina tutti i lavori, mentre il Dipartimento Sviluppo Economico è coinvolto su numerosi allegati, tra cui regolamentazioni tecniche e standard di certificazione, responsabilità da prodotto, servizi, concorrenza, proprietà intellettuale, protezione dei consumatori, diritto societario, appalti, comunicazioni elettroniche e aiuti di Stato. Sono stati individuati allegati prioritari e i lavori sono in corso da mesi. Voglio ringraziare il mio dipartimento per l’impegno costante. Senza accordo siamo stati costretti a rincorrere normative europee già in vigore, come quelle sulla deforestazione, sull’acciaio e sul ferro, con il rischio concreto che le nostre imprese non potessero più operare nel mercato unico. Questo è il vero problema. Con l’accordo conosceremo prima le regole, contribuiremo a formarne la volontà e potremo tutelare meglio il nostro sistema economico, evitando di trovarci sempre in condizioni di emergenza.
Maria Katia Savoretti (Rf): Condivido molte delle considerazioni espresse dai colleghi che mi hanno preceduto, anche se non condivido tutto. Voglio chiarire con forza che Repubblica Futura è sempre stata favorevole alla firma dell’accordo di associazione. Lo eravamo in passato e lo siamo tuttora. Abbiamo sempre dato la nostra disponibilità al confronto e al sostegno di questo percorso. Non accetto però che si continui a guardare all’opposizione come se fosse un ostacolo. È più corretto guardare anche all’interno della maggioranza, perché sappiamo bene cosa sta succedendo in questi giorni. Non siamo noi a mettere i bastoni tra le ruote al Segretario Beccari. Chiediamo però maggiore apertura, maggiore rispetto e un confronto serio. Il confronto deve essere reale, non formale, altrimenti si parla di tutto e di niente. Il tema della trasparenza viene spesso evocato, ma non sempre praticato. La disinformazione esiste ed è stata richiamata dallo stesso Segretario Beccari. Dopo tutto quello che abbiamo letto e sentito in questi giorni contro l’accordo, non possiamo far finta di nulla. Serve una presa di posizione chiara. Abbiamo davanti una sfida enorme e non dobbiamo farci intimidire. Dobbiamo andare avanti con responsabilità e determinazione, perché lo dobbiamo al Paese. È vero che siamo in ritardo e che abbiamo corso dietro a molte emergenze. Come Paese dobbiamo essere più bravi ad anticipare i cambiamenti, non a subirli. Ne va del futuro delle imprese, dello sviluppo economico e della credibilità di San Marino. Da parte nostra ribadiamo la massima disponibilità, ma solo all’interno di un confronto serio, coerente e rispettoso.
Tomaso Rossini (Psd): Intervengo su questo comma perché ritengo che ci troviamo in un momento clou per la Repubblica di San Marino. Ci apprestiamo a firmare un accordo di associazione con l’Unione Europea che da tempo suscita preoccupazioni in una parte della cittadinanza, ma credo sia doveroso ricordare che la politica sammarinese, in questa legislatura e in quelle precedenti, da anni ormai, ha dimostrato in maniera chiara e inequivocabile di essere largamente favorevole a questo percorso. Proprio per questo motivo non possiamo permettere che il dibattito e le scelte di quest’Aula vengano condizionate da poche persone che si sfogano sui social network o nei commenti sotto articoli di blog che spesso alimentano la discussione in modo strumentale. A noi spetta il compito di governare, di assumere decisioni e di fare quelle scelte che riteniamo migliori per la Repubblica di San Marino. Nel dibattito è emerso più volte il tema dell’informazione e della disinformazione. A San Marino viviamo in una condizione in cui spesso tutto viene spacciato per informazione, mentre in realtà si tratta solo di comunicazione. Il blog di cui si è parlato non è una testata giornalistica e chi lo gestisce non è iscritto all’albo dei giornalisti, e questo sminuisce il lavoro vero di chi fa informazione in modo professionale. Quel tipo di comunicazione vive di like e di spazi pubblicitari e alterna verità, falsità e mezze verità. Per questo invito tutti a non alimentare questi canali. L’accordo di associazione è complesso e va spiegato con informazioni corrette. Ho apprezzato la disponibilità dell’opposizione a informare i cittadini e credo che tutti noi, in maggioranza e all’opposizione, dovremmo essere i primi promotori dell’accordo, parlando con le persone ogni volta che ne abbiamo l’occasione. Già questo sarebbe un grande passo avanti. Come PSD abbiamo predisposto documenti chiari, FAQ e sommari, per rispondere ai dubbi più frequenti. San Marino è pronta a firmare l’accordo e la pubblica amministrazione si sta preparando progressivamente. I nostri studenti e i nostri giovani sono pronti, anche se scopriranno solo con la formalizzazione del percorso quali saranno concretamente le opportunità di studio e lavoro in Europa. San Marino, di fatto, è già Europa: usiamo l’euro, adattiamo le nostre regole al mercato europeo e viviamo dentro questo contesto. Quello che manca è formalizzare questa realtà per garantire ai giovani opportunità vere e alle imprese l’accesso stabile a un mercato di centinaia di milioni di persone.
Michela Pellicioni (Indipendente): Intervengo in questo dibattito che considero, fino a questo momento, moderato e caratterizzato da un confronto sereno, ed è un elemento che reputo positivo vista l’importanza del tema. Parliamo di un’Europa che mai come in questo momento storico ha bisogno di essere unita, perché le sfide che abbiamo davanti non sono solo economiche, ma anche legate alla sicurezza e alla stabilità internazionale. Sono sfide che non lasciano alternative reali e che non possono vedere la Repubblica di San Marino estranea o isolata rispetto a ciò che accade attorno a noi. Credo che questo sia un dato talmente evidente che forse non sarebbe nemmeno necessario ribadirlo, ma è comunque utile farlo per chiarezza. Il punto centrale, a mio avviso, non è più se arrivare a questo percorso, ma come arrivarci e soprattutto come gestire tutto il lavoro successivo, che probabilmente rappresenta la sfida più complessa. Questo percorso non è stato affrontato in modo improvvisato né da questo Governo soltanto, ma è il frutto di un cammino durato anni, portato avanti anche dai governi precedenti, ed è quindi una scelta strutturale del Paese. Mi hanno colpito alcuni passaggi degli interventi precedenti, in particolare quando si è ricordato che nessun partito presente in quest’Aula ha mai avuto il coraggio di scrivere nel proprio programma di governo di essere contrario all’Europa. Questo è un presupposto fondamentale da cui partire. Il tema Europa oggi si innesta in un momento di grande fragilità del Paese, e su questo concordo pienamente con quanto affermato dal Segretario di Stato Beccari. Proprio per questo motivo il tema europeo avrebbe dovuto rappresentare sempre una zona franca, uno spazio di confronto libero da giochi politici, nel quale tutte le forze si sarebbero dovute concentrare esclusivamente sull’obiettivo di portare a casa un risultato storico per San Marino. Purtroppo non sempre è stato così, ed è evidente che anche il tema Europa sia stato talvolta oggetto di dinamiche politiche interne, con posizioni altalenanti legate più alle necessità del momento che a una visione coerente. Questo non avrebbe dovuto accadere su un tema così importante per il Paese. Credo fermamente che San Marino meriti un’unità di intenti sul tema Europa. La mia posizione è sempre stata chiara e me ne sono assunta la responsabilità. Voglio essere parte attiva di questo percorso e contribuire affinché il Paese arrivi il più preparato possibile. Parlo anche da una formazione professionale legata al settore bancario, e sarebbe folle pensare oggi di poter fare a meno del percorso europeo. Il settore bancario e finanziario, fuori dall’Europa, vive grandi difficoltà e a cascata ne risentono l’industria e l’intero sistema economico. Non possiamo permetterci di arrivare in ritardo. Questo percorso presenta sfide, certo, ma deve essere affrontato in modo unitario, con spirito critico ma anche con chiarezza nel sostegno, perché è una scelta necessaria per il futuro del Paese.
Vladimiro Selva (Libera): Intervengo per aggiungere alcune riflessioni su un dibattito che considero fondamentale per il Paese, perché il tema dell’accordo di associazione con l’Unione Europea è centrale per il futuro di San Marino. Come forza politica abbiamo aderito a questo progetto di legislatura e all’alleanza di governo proprio per sostenere con solidità questo percorso, con l’obiettivo di arrivare quanto prima alla firma dell’accordo. Siamo pienamente consapevoli delle responsabilità che ci assumiamo nei confronti del Paese e delle difficoltà che dovranno essere affrontate. È vero che oggi nel Paese si assiste a un utilizzo della paura, spesso strumentale, da parte di alcuni strumenti di informazione, che cercano di minare la fiducia e la validità di questo percorso. Tuttavia, non dobbiamo neppure raccontare ai cittadini che l’accordo porterà solo benefici senza difficoltà. Ci saranno sfide da affrontare e dovremo essere pronti a coglierle. Se sapremo farlo, queste sfide potranno portarci maggiore competitività come sistema Paese e consentirci di valorizzare ulteriormente la nostra autonomia, mantenendo la possibilità di decidere in modo differente in alcuni ambiti, ma sempre in un quadro di coordinamento normativo con l’Europa. In questo modo San Marino non sarà più percepita come un elemento fuori contesto o addirittura pericoloso per l’economia europea. Al contrario, potremo essere utili all’Europa e a noi stessi. Potremo continuare a sviluppare la nostra economia, sostenere le imprese e dare lavoro anche a molti cittadini europei che ogni giorno lavorano a San Marino. Credo che questo sia un valore che va preservato. Ritengo quindi fondamentale che le persone e le forze politiche che da anni portano avanti questo percorso con convinzione restino dalla stessa parte e, se possibile, facciano fronte comune contro chi utilizza le paure per mettere i bastoni tra le ruote. Sarebbe un errore enorme. La memoria storica ci insegna che in passato, rinunciando ad accordi, abbiamo perso benefici senza evitare le rinunce. Oggi firmare un accordo significa essere riconosciuti, sederci allo stesso tavolo con Paesi più grandi e farci riconoscere le nostre autonomie. È inutile raccontarcele da soli se poi gli altri non ce le riconoscono. Per questo l’opinione di Libera è chiara: questo accordo è necessario e continueremo a sostenerlo con convinzione.
Maddalena Muccioli (Pdcs): Intervengo in questo dibattito sul tema dell’accordo di associazione con l’Unione Europea ribadendo con chiarezza la mia piena condivisione e la volontà, mia e del partito che rappresento, di arrivare alla firma dell’accordo e alla successiva attuazione di quanto previsto. Ascoltando il dibattito odierno, ho sentito più volte parlare della necessità di essere pronti, e credo sia importante chiarire che la preparazione non è qualcosa che accade spontaneamente, ma è un processo che va costruito. Le eventuali preoccupazioni, paure e dubbi devono essere affrontati e chiariti attraverso un confronto costante e risolutivo. Non dobbiamo respingere chi ha posizioni contrarie, ma dialogare e presentare in modo chiaro i punti di forza dell’accordo e la visione di San Marino come Stato associato all’Unione Europea. Come classe politica abbiamo una responsabilità precisa e non possiamo sottrarci a questo compito. Dobbiamo assicurarci di costruire le condizioni affinché il Paese sia pronto a questo passaggio. Ringrazio i Segretari di Stato che oggi hanno relazionato sulle azioni intraprese nei rispettivi ambiti di competenza per arrivare a un quadro coerente con le richieste del percorso europeo. Questo deve essere il punto di partenza per un lavoro continuo di approfondimento delle criticità, delle modifiche normative necessarie e delle aree che possono diventare punti di forza. La risposta della politica deve essere seria e strutturata. È necessario un adeguamento normativo e organizzativo che accompagni questo percorso. Chiedo quindi al Governo, alla maggioranza e a tutta l’Aula di adottare un approccio strutturato e inclusivo, coinvolgendo anche le forze di opposizione, perché questo progetto va oltre la durata di una singola legislatura. È un investimento sul futuro del Paese che avrà effetti nel lungo periodo. Per questo è fondamentale che il messaggio che esce da quest’Aula sia quello di una classe politica che crede nelle potenzialità di San Marino all’interno del contesto europeo e che lavora in modo unitario per superare le criticità e valorizzare le opportunità.
Paolo Crescentini (Psd): Innanzitutto desidero ringraziare il Segretario di Stato Beccari e il Segretario Belluzzi per gli aggiornamenti forniti sugli sviluppi relativi alla firma dell’accordo di associazione. Da parte del PSD confermiamo il pieno sostegno al Segretario Beccari e lo invitiamo ad andare avanti con determinazione verso un traguardo che ormai è imminente e che rappresenta un passaggio storico per il Paese. Credo che San Marino debba prendere atto con fiducia e consapevolezza del fatto che siamo arrivati a un momento decisivo. Ho apprezzato molto l’intervento del collega Giovagnoli, che ha restituito una fotografia chiara e competente del contesto europeo, ricordando come San Marino non entri nell’Unione Europea ma abbia la possibilità, attraverso l’accordo di associazione, di fare un passo che cambierà in meglio il futuro del Paese. Non vedo perché dovremmo perdere anche questa occasione, soprattutto ricordando l’errore compiuto vent’anni fa quando non firmammo l’accordo con l’Italia. Oggi l’opportunità è ancora più grande, perché ci apre le porte dell’Europa. Questo accordo può dare una prospettiva concreta ai giovani, che sono pronti e più aperti di noi all’Europa. Dobbiamo avere il coraggio di non tarpare loro le ali. La relazione presentata individua con chiarezza le competenze coinvolte e le risorse necessarie per adeguare la pubblica amministrazione. Un aspetto fondamentale riguarda l’accesso ai fondi europei, che rappresentano non solo risorse economiche, ma strumenti per rafforzare la capacità progettuale del Paese, attrarre competenze e modernizzare servizi e infrastrutture. Da parte nostra confermiamo il pieno appoggio al percorso del Governo, convinti che stiamo arrivando al coronamento di un lavoro portato avanti da tutte le forze politiche nel corso degli anni. Non dobbiamo lasciarci sfuggire questa occasione storica.
Marco Mularoni (Pdcs): Intervengo con una certa amarezza perché trovo questo dibattito, per certi aspetti, paradossale. Questa mattina ho sentito parlare poco di Europa e oggi pomeriggio stiamo tornando sul tema, ma con argomentazioni che mi sembrano già sentite molte volte in quest’Aula. Personalmente sono deluso perché continuo a sentire discorsi che, a mio avviso, sono ormai superati. Non intendo soffermarmi sul se l’accordo sia giusto o sbagliato, se firmarlo o meno, perché credo che questo passaggio sia già stato deciso da tempo. Questo percorso non nasce oggi, non nasce con questo Governo né con questa Segreteria, ma affonda le radici nei fatti del 2008 e 2009, quando il Paese ha dovuto prendere atto che il sistema stava cambiando e che l’integrazione internazionale era inevitabile. Nessuno ci ha imposto l’Europa: siamo stati noi a scegliere questo percorso più di dieci anni fa. Abbiamo concluso il negoziato, stiamo arrivando alla firma e alle ratifiche, e ora dovremmo iniziare seriamente a discutere dello step tre. Il tempo delle discussioni politiche sull’opportunità dell’accordo è finito. Se diciamo che i cittadini devono essere informati correttamente, allora dobbiamo iniziare a parlare davvero dei contenuti dell’accordo, degli allegati, di ciò che abbiamo negoziato. Serve un cambio di paradigma, un cambio di mentalità. Non possiamo affrontare questo accordo con gli stessi strumenti ordinari con cui abbiamo gestito tutto fino ad oggi. Serve più dinamismo, più capacità di adattamento, non perché l’Europa ci punirà se siamo in ritardo, ma perché lo dobbiamo a noi stessi se vogliamo costruire una spirale virtuosa per il Paese. Continuare a rimandare significa trovarci disarmati quando dovremo fare scelte importanti. Voglio anche chiarire un punto spesso oggetto di disinformazione: l’accordo non è irreversibile. San Marino può recedere con una semplice comunicazione, dando sei mesi di preavviso. Nessuno ci sta vincolando per sempre. Oggi abbiamo un’opportunità e dobbiamo decidere se coglierla. Non farlo sarebbe limitante per le future generazioni. Chiedo quindi al Governo di andare avanti, lasciando da parte le polemiche e concentrandosi sul lavoro concreto di adeguamento normativo, che non è più procrastinabile.
Matteo Casali (Rf): Vorrei recepire l’invito di chi ha chiesto di rimanere contingente sul comma così come era strutturato, quindi sulla relazione presentata a novembre dal Segretario Belluzzi e sugli aggiornamenti intercorsi. Devo però dire che questi aggiornamenti, di fatto, non aggiornano molto rispetto a quanto già noto da mesi o a quanto emerso dagli organi di stampa. Non lo dico come una colpa, ma il rischio è quello di ripetere un dibattito fotocopia dei precedenti. La relazione è apprezzabile per l’impostazione e per il metodo, ma non è decisiva, perché illustra un metodo e non ancora un percorso definito. La parte sul recepimento normativo è positiva, ma forse avremmo già dovuto essere più avanti. Ho apprezzato molto quando il Segretario Beccari ha parlato di fragilità del Paese: è stata una lettura onesta. Ma questa fragilità è anche responsabilità della classe politica. Il coinvolgimento dell’arco parlamentare non è stato sufficiente e questo ha inciso. Anche la pubblica amministrazione, come emerge dalle relazioni dei Segretari di Stato, è in ritardo, e questo ritardo è percepito anche dalla popolazione. Il rischio concreto è quello di arrivare a un appuntamento fondamentale impreparati, “al ballo in ciabatte”. Quando si dice che preoccupa il dopo, bisogna ricordare che quel dopo doveva essere già adesso. Serve accelerare. Serve lavorare seriamente sull’informazione alla cittadinanza, perché le paure nascono da informazioni incomplete o scorrette. Alla disinformazione bisogna rispondere, non lasciarla senza replica. Non si può cavalcare un certo tipo di informazione quando fa comodo e poi lamentarsi quando diventa critica. Non vogliamo mettere il bavaglio a nessuno, ma chiediamo che siano rispettate le regole sull’editoria e sull’uso delle risorse pubbliche. Concludo condividendo la scelta di non sottoscrivere ulteriori ordini del giorno: la volontà dell’Aula è chiara. Ora bisogna muoversi e colmare i ritardi, soprattutto nella preparazione dell’amministrazione.
Alice Mina (Pdcs): Credo che il tema dell’accordo di associazione con l’Unione Europea non possa più essere affrontato come un esercizio teorico o come una prospettiva indefinita nel tempo. San Marino è entrata nella fase decisiva di questo percorso e ringrazio il Segretario di Stato Beccari per gli aggiornamenti portati oggi in Aula. È proprio nei momenti decisivi che la politica è chiamata a fare scelte chiare, ad assumersi responsabilità e a dare una direzione al Paese senza ambiguità e senza tatticismi. L’accordo di associazione non è un atto neutro, ma una scelta politica strategica che incide sul modello di sviluppo, sul funzionamento dello Stato e sul rapporto tra istituzioni, cittadini e imprese. Preparare lo Stato a rendere effettivo l’accordo è la grande responsabilità che abbiamo. In questo senso considero molto significativo il comunicato stampa sulla pianificazione delle attività formative per il 2026, perché investire sulla formazione della pubblica amministrazione significa riconoscere che l’accordo non si applicherà automaticamente. Sarà la capacità delle persone di interpretarlo e gestirlo a determinarne il successo. La scelta di costruire un piano formativo strutturato, trasversale e partecipato, che coinvolga direttori e dirigenti, va nella direzione giusta. Significa partire dalle esigenze concrete dei servizi e dei cittadini. Condivido pienamente l’affermazione del Segretario Belluzzi secondo cui sono le persone a determinare il successo di questo passaggio storico. Come maggioranza abbiamo il dovere di sostenere con convinzione questa impostazione. L’integrazione europea deve diventare un’occasione di rinnovamento culturale e organizzativo, non un adempimento subito. Il percorso europeo non si misura solo nei tavoli negoziali, ma nella capacità quotidiana delle istituzioni di tradurre una scelta politica in risultati concreti e in risposte ai bisogni del Paese.
Giovanna Cecchetti (Indipendente): Intervengo in questo dibattito come prosecuzione naturale di quello già affrontato nella sessione di novembre e, avendo già espresso allora le mie considerazioni alla luce delle relazioni dei Segretari Beccari e Belluzzi, ritengo opportuno ribadire che il percorso verso l’accordo di associazione non ha subito cambiamenti sostanziali e prosegue nella direzione tracciata. Siamo ormai molto vicini al traguardo e questo rappresenta senza dubbio il passaggio più delicato e, per certi versi, anche il più complesso e snervante di un percorso lungo e impegnativo, durato oltre dieci anni e portato avanti da più segreterie. Che si arrivi alla firma tra un mese o qualche mese in più, ormai il traguardo è vicino. Proprio per questo dobbiamo concentrare ogni sforzo affinché la Repubblica di San Marino sia pronta. È fondamentale lavorare perché la nostra pubblica amministrazione sia preparata a recepire tutte le formalità e gli adempimenti che deriveranno dall’accordo, perché una pubblica amministrazione organizzata è parte integrante della diplomazia e la rapidità dei processi rende San Marino più credibile. Allo stesso tempo, come politica, dobbiamo continuare con ancora maggiore fermezza e determinazione su questo percorso, rimanendo compatti. Sappiamo quanto questo accordo sia importante per il futuro del Paese, per rafforzare la nostra sovranità, per collocarci con maggiore chiarezza nel quadro internazionale, per accrescere le opportunità delle imprese e per offrire ai giovani prospettive più solide. Per queste ragioni confermo il pieno sostegno al lavoro del Segretario di Stato per gli Affari Esteri Beccari, riconoscendogli non solo il lavoro svolto in continuità, ma anche la costante attenzione al confronto con le istituzioni e alla comunicazione trasparente sull’andamento dei lavori. Ora dobbiamo concentrarci tutti sullo stesso obiettivo: rendere San Marino pronta a questo passaggio, senza lasciarci intimorire dalla falsa informazione che spesso fa leva sulle preoccupazioni legittime dei cittadini. A queste derive dobbiamo rispondere con la verità dei fatti, la chiarezza dei contenuti e la concretezza delle prospettive.
Emanuele Santi (Rete): La notizia che il Segretario Beccari ci ha fornito oggi, confermando quanto già accennato in Commissione Mista riguardo al fatto che siamo ormai in dirittura d’arrivo per la firma dell’accordo di associazione, è un annuncio che non possiamo che accogliere in maniera estremamente favorevole. Ricordo bene che già nel 2013, in occasione del referendum sull’adesione di San Marino all’Unione Europea, la mia forza politica espresse una posizione contraria all’adesione formale poiché avrebbe comportato complicazioni e ostacoli superiori ai benefici, caldeggiando invece proprio la strada di un accordo di associazione ad hoc che oggi vediamo finalmente compiersi. Tuttavia, non posso nascondere le criticità di questo percorso biennale dalla chiusura del negoziato: l’accordo ha subito pesanti battute d’arresto e il nodo dell’addendum con l’Italia sulla vigilanza finanziaria resta ancora tutto da risolvere, così come la scelta di una ratifica di natura mista che temo ci rallenterà ulteriormente rispetto a una ratifica univoca. Devo denunciare con forza che il Governo in questi due anni ha fatto poco o nulla per preparare il Paese, presentando documenti sulla riforma della pubblica amministrazione in modo del tutto tardivo e fallendo miseramente nell’informare adeguatamente i cittadini. Nonostante avessimo offerto la nostra disponibilità, portando idealmente sedie e banchetto per fare informazione al fianco del Segretario, siamo stati sistematicamente esclusi dall’ultima parte del percorso e non abbiamo nemmeno avuto accesso al documento informativo citato in Commissione Mista. Sebbene io concordi sulla necessità di isolare chi fa disinformazione, bisogna analizzare lucidamente da dove arrivano questi attacchi: un anno fa avevo avvertito il Segretario di guardarsi bene alle spalle perché all’interno del suo stesso partito ci sono forze, magari non presenti in quest’aula, che stanno boicottando l’accordo con un livello di attacchi che aumenta man mano che ci avviciniamo al traguardo. È un’ipocrisia inaccettabile finanziare blog che diffondono fake news e attacchi personali tramite delibere pubbliche ed enti parastatali come Labor.net, gli Istituti Culturali per il San Marino Teatro che fanno riferimento al Segretario Lonfernini, o la Giochi del Titano legata al Segretario Gatti. Vedo una spaccatura evidente nella maggioranza e resto sbigottito nel leggere editoriali anti-europeisti su La Serenissima, giornale riferibile a Matteo Ciacci e Libera, il che mi fa chiedere se abbiano cambiato posizione o se non controllino più il proprio organo di stampa. La verità è che in questo Paese orbitano ancora banditi e figure torbide che temono la trasparenza degli assetti societari e dei beneficiari effettivi imposta dall’Europa, preferendo restare ancorati alla vecchia San Marino da bere fatta di inciuci e intrallazzi. Questi attacchi non mirano solo a mettere il Segretario sulla graticola, ma rappresentano un assalto concentrico al Paese che deve essere fermato isolando chi, come le patate, scava da dietro per boicottare il nostro futuro.
Mirko Dolcini (D-ML): Esprimo oggi lo stesso profondo avvilimento che manifestai molti mesi fa, perché ascoltando questo dibattito mi rendo conto che troppi consiglieri non comprendono ancora l’importanza vitale di una seria analisi costi-benefici per un passaggio così radicale. È preoccupante che nessuno si stupisca dei dati che emergono o delle normative che dovremo applicare, facendo finta che le valutazioni sull’impatto economico non servano, specialmente quando nel bilancio pluriennale le risorse dedicate appaiono ridicole. Mi era stato detto che per la fase iniziale erano previsti ottocentomila euro, ma la stessa relazione firmata dai Segretari agli Esteri e all’Interno a pagina trentatré sbugiarda queste cifre: nel medio periodo, solo per l’aumento del personale nei dipartimenti, servirà una spesa annuale di un milione e 460.000 euro. Quegli 800.000 euro non bastano nemmeno per coprire i costi dei dipartimenti, senza considerare tutto ciò che deve essere creato o potenziato: l’Authority, Life, la Banca Centrale, il Comitato misto e di associazione, le missioni presso l’Unione Europea, l’Istituto Giuridico, la statistica nazionale e la formazione per tutte le imprese e gli operatori economici. O qualcuno al governo non crede davvero alla firma dell’accordo, oppure c’è una sottostima dell’impatto che rischia di farci schiantare contro un muro, visto che non potremo contare né sui proventi della riforma IGR, già destinati altrove, né su un debito pubblico infinito che per un piccolo Stato come il nostro significherebbe la fine. Mi chiedo dove verranno trovate le risorse se continuiamo a navigare a vista senza un progetto di sviluppo economico o una vera revisione della spesa, confidando in una visione ottimistica di sburocratizzazione in un mercato di quattrocento milioni di soggetti dove però la concorrenza sarà spietata e la competitività delle nostre imprese non è affatto scontata. Mi si aggroviglia le budella e mi accappona la pelle sentire ripetere che non abbiamo alternative: è un’affermazione pericolosa che svilisce la nostra posizione internazionale proprio mentre dobbiamo ancora definire l’addendum sulla vigilanza bancaria. Stiamo affrontando il passo più importante per la Repubblica da quando rinunciammo allo sbocco al mare offerto da Napoleone e non possiamo permetterci di gestirlo con tale superficialità, specialmente considerando i rischi legati all’applicazione provvisoria dell’articolo centododici che potrebbe essere interrotta bruscamente dalle controparti. L’alternativa esiste ed è quella di fare le cose bene, con numeri certi e una programmazione che non ci porti al collasso finanziario, abbandonando questa narrazione della mancanza di alternative che sembra quasi voler nascondere chi, dentro la maggioranza, lavora attivamente contro l’accordo.
Michele Muratori (Libera): In apertura del mio intervento mi sento chiaramente costretto a ribattere con forza al collega Emanuele Santi quando afferma che dietro il giornale Serenissima ci sia il partito Libera, poiché smentisco categoricamente tale ricostruzione e soprattutto respingo la volontà di additare a Libera il fatto di remare contro l’accordo di associazione con l’Unione Europea. D’altra parte, credo che nessuno all’interno di quest’aula abbia mai sentito un consigliere di Libera attaccare tale accordo e posso assicurare che non accadrà nemmeno in futuro, anche perché in questo determinato tema stiamo giocando tutti la stessa partita e siamo assolutamente in linea con il percorso portato avanti dal segretario Beccari, che ringrazio sinceramente per il suo intervento, così come ringrazio il segretario Belluzzi per aver sottoposto all’esame dell’aula la relazione su tutto ciò che la macchina pubblica dovrà implementare. È purtroppo vero che si sta facendo molta confusione nel Paese e ci prendiamo anche la nostra quota di responsabilità per non essere stati capaci di comunicare fattivamente all’esterno di quest’aula, dato che ho incontrato molte persone che ancora non hanno capito la differenza tra accordo di adesione e accordo di associazione. Sta a noi, a tutta la classe politica, informare correttamente la cittadinanza ed auspico che si possa fare di più per la comunicazione, nonostante il buon lavoro già svolto attraverso la commissione mista e le serate pubbliche. Ho sentito informazioni totalmente sbagliate, come l’idea che i piccoli Stati debbano rimanere fuori dall’Europa: basti guardare a nord dove Islanda e Liechtenstein, assieme alla Norvegia, fanno parte dello spazio economico europeo, lo status più simile a quello che andremo ad affrontare noi. Non parliamo poi del Lussemburgo, fondatore dell’Unione, o di Malta e Cipro che sono membri a pieno titolo, mentre Andorra sta facendo un percorso identico al nostro. Guardando agli aspetti positivi incontrati da altri Paesi, penso al Liechtenstein dove un’azienda come la Hilti fattura miliardi e importa quotidianamente un numero di lavoratori pari ai residenti del paese, mantenendo un prodotto interno lordo che è in super super attivo. Anche l’esperienza di Malta è illuminante: parlando con i colleghi maltesi, è emerso che nessun uomo è un’isola e che l’ingresso nell’Unione nel 2004 ha completamente svoltato la loro economia, superando il solo settore manifatturiero dei jeans. Noi dobbiamo prendere esempio da questi modelli positivi, evitando gli errori madornali del passato come quello del 2005 quando, al momento di firmare con l’Italia, bloccammo tutto. Se avessimo agito con lungimiranza allora, senza restare legati al paradigma delle licenze bancarie e del segreto bancario, oggi lo scenario sammarinese sarebbe diverso. Questa è una prova di maturità per una classe politica che guarda in prospettiva e non più solo all’uovo del momento, poiché in quest’aula non esiste un solo partito contrario all’accordo, nemmeno Motus Liberi che pur manifestando perplessità non si è mai schierato contro. Libera, che già sosteneva il referendum per l’adesione, sosterrà con convinzione la linea del Governo per l’associazione.
Sara Conti (Rf): Intervengo con piacere su questo tema perché sono una delle più ferventi sostenitrici dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, credendo fortemente nell’opportunità storica che esso costituisce per il nostro Paese e che non dovremmo assolutamente lasciarci sfuggire. Per questa ragione, insieme al mio partito Repubblica Futura, abbiamo sempre sostenuto il lavoro del segretario Beccari nonostante il nostro ruolo di opposizione, offrendo critiche costruttive ma garantendo sempre disponibilità al dialogo e alla collaborazione. Desidero esprimere il mio sostegno personale al Segretario per la situazione spiacevole che sta vivendo; la sua reazione inusuale di questa mattina di fronte agli attacchi di un certo blog estero ci ha stupito, essendo lui solitamente molto pacato. Mi sento però di dirgli di guardarsi le spalle, perché come ha accennato il collega Santi, le persone che alimentano e finanziano il blog di Marco Severini, l’innominato, potrebbero essere vicine a lui nel governo o fuori da quest’aula. È paradossale che chi oggi è esploso in un applauso di sostegno sia magari lo stesso che va a pranzo con Severini o sostiene i finanziamenti pubblici che arrivano a quel blog da numerosi uffici dello Stato. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze contro questa disinformazione fatta di notizie false costruite ad hoc per spaventare la popolazione su ciò che accadrà con l’accordo di associazione. Abbiamo l’esempio del Regno Unito nel 2016, dove una macchina del fango finanziata da poteri forti portò alla Brexit; oggi, dopo quasi dieci anni, quel Paese sta negoziando un accordo quadro per rientrare nel mercato unico. Mi chiedo, guardando i colleghi di Motus Liberi, perché mai dovremmo restare fuori dal mercato unico se perfino una potenza come il Regno Unito cerca di rientrarvi. Non abbiamo alternative reali perché siamo geograficamente collocati nel cuore del continente europeo e stiamo già giocando secondo quelle regole, dunque dobbiamo decidere se voler essere al pari di chi quelle regole le scrive o rimanere semplici spettatori sperando che ci vada bene. Come ha detto il primo ministro canadese a Davos, riferendosi alle medie potenze, possiamo scegliere se sederci al tavolo o essere nel menu. Questo percorso decennale è un unicum nella storia della Repubblica, avendo attraversato quattro governi di schieramenti diversi, tutti concordi nel considerare l’accordo una svolta storica e un’opportunità vitale. Dobbiamo restare uniti per trasferire all’esterno notizie corrette e far capire a chi ha ancora dei dubbi quanto sia grande l’opportunità di entrare a far parte del mercato unico europeo.
Maria Luisa Berti (Ar): Cercherò di esprimere pochi concetti essenziali poiché, dopo gli interventi dei Segretari di Stato che ci hanno aggiornato sugli stati di avanzamento dei lavori e sull’impegno dei dipartimenti, trovo che una parte di questo dibattito sia stata poco edificante e decisamente fuori tema. Ci siamo concentrati troppo sulla polemica, dando tra l’altro una visibilità non opportuna in quest’aula a certi organi di informazione, un approccio che non porta nulla di buono al tema particolare che stiamo affrontando. Esistono indubbiamente situazioni di disinformazione e carenze comunicative che sono imputabili a tutti noi, perché una volta fatta la scelta politica, lo sforzo comune dovrebbe essere quello di informare la cittadinanza con dati alla mano, tranquillizzando chi nutre ancora perplessità. Io stessa, lo dico francamente, facevo parte di quella fetta di società che nutriva titubanze all’avvio di questo iter. Tutto dipenderà dalle nostre capacità e soprattutto dalla competenza di coloro che dovranno occuparsi del recepimento delle normative; per questo motivo il Paese dovrà investire molto non solo in termini economici, retribuendo adeguatamente le professionalità, ma soprattutto nella formazione. Dobbiamo mettere le migliori teste che abbiamo a seguire questo fronte, ma serve anche unità. Purtroppo oggi non stiamo dando un bello spettacolo al Paese: la politica appare ancora frammentaria e vittima di strumentalizzazioni che portano messaggi contrastanti, il che non è utile alla causa. L’impegno deve essere corale e deve unire non solo la politica ma tutti gli attori economici e sociali della società, parlando un’unica lingua. Rispetto a chi ha ancora timore, riprendo quanto emerso in Commissione Mista da un’organizzazione sindacale: una volta che l’accordo sarà attuato e saremo in grado di valutarne gli effetti reali e le opportunità colte, potremo sempre valutare un eventuale percorso referendario. Penso che questa sia una garanzia importante da dare a chi oggi è ancora dubbioso. L’impegno deve essere massimo da parte di tutti per cogliere le opportunità che l’accordo offre al Paese e ora attendiamo con fiducia le successive fasi dell’iter legislativo.
Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Ci tengo a intervenire in questo dibattito cercando di non essere ripetitivo, ma è fondamentale ribadire che la scelta è stata ormai fatta e non siamo più in una fase decisionale in cui valutare se un percorso sia opportuno o meno. Oggi non ha più senso chiedersi se convenga rimanere fuori dall’integrazione nel mercato unico europeo, restando un Paese terzo non associato. Dobbiamo ricordare che San Marino ha sempre tratto benefici dagli accordi di associazione, come quello del 1939 con l’Italia che fu frutto della lungimiranza di chi guidava il Paese allora. Oggi serve la stessa lungimiranza che purtroppo è mancata nel 2005, quando il famoso dietrofront dell’allora ministro Fini ci impedì di sottoscrivere un accordo che ci avrebbe risparmiato l’umiliazione della black list nel 2010. Attualmente San Marino ha davanti a sé la grande opportunità di inserirsi a pieno titolo nella Comunità Europea proprio mentre stiamo crescendo economicamente e come numero di dipendenti. Come Segretario di Stato al Lavoro, osservo che la nostra forza lavoro cresce, ma operando su soli sessanta chilometri quadrati dipendiamo in larga parte dai lavoratori forensi. Questi lavoratori incontrano oggi mille difficoltà non solo di viabilità, ma di carattere fiscale e previdenziale, problemi che se non risolti attraverso l’integrazione europea non faranno che acuirsi. La lungimiranza politica consiste nell’anticipare queste scelte per poterle governare e negoziare, come ha fatto alacremente il collega Beccari, invece di trovarcele imposte dagli altri in futuro. Vogliamo essere padroni del nostro destino o lasciare che siano altri a gestire lo sviluppo del nostro Paese? Qui ci giochiamo la partita più importante: l’integrazione europea significa allineamento del sistema dei pagamenti e semplificazione in ambiti critici come quello sanitario. Spesso abbiamo difficoltà a reperire medici a causa di problemi pensionistici che una maggiore integrazione potrebbe risolvere permettendoci di adeguarci al sistema europeo. La parola chiave deve essere competitività per la Repubblica, per le sue imprese e per i suoi lavoratori. L’Aula deve mostrare responsabilità e trascinare il Paese verso questo passaggio strategico, superando i retaggi del passato e condividendo l’accordo con tutta la cittadinanza.
Gian Carlo Venturini (Pdcs): Vorrei proporre alcune brevi considerazioni senza ripetere concetti già espressi, dato che ormai in ogni consiglio discutiamo dell’importanza dell’accordo di associazione, un tema che ritengo fuori discussione per quasi tutti, eccetto forse per alcuni esponenti di Motus o per il collega Dolcini. L’importanza di questo strumento è evidente non perché manchino alternative, ma perché nessuno ha saputo proporre un’alternativa valida allo sviluppo e alla crescita del Paese. È fondamentale ricordare che questo è un accordo di associazione e non di adesione: la Democrazia Cristiana non era favorevole all’adesione nel 2013, ma sostiene l’associazione poiché temi come la politica fiscale, estera e migratoria rimangono fuori dalla competenza europea. San Marino rimarrà un Paese terzo ma con un accordo di collaborazione fondamentale per la competitività delle imprese e le opportunità per i nostri giovani, che altrimenti verrebbero sempre considerati extracomunitari all’estero. Anche se non fossimo membri, dovremmo comunque recepire moltissime direttive: se non fossimo nel circuito SEPA non potremmo nemmeno fare un bonifico a Rimini. Dal 2005 abbiamo già recepito 165 normative per permettere alle nostre banche di operare. Lo stesso vale per i rifiuti: o li gestiamo internamente o dobbiamo recepire le direttive comunitarie anche solo per trasportarli a Bologna o Cerasolo. Dopo dieci anni di trattative siamo finalmente vicini alla firma e mi sembra che più ci avviciniamo al traguardo, più qualcuno lavori sottobanco per il contrario. Mi è dispiaciuto che in Commissione Mista non si sia arrivati a firmare un documento comune, un manifesto a sostegno dell’accordo, nonostante a parole tutti si dicano concordi. L’Inghilterra è uscita e ora cerca modi per collaborare, mentre noi che abbiamo lavorato con dedizione per dieci anni sembriamo perderci in chiacchiere. Il vero lavoro inizierà domani, quando dovremo attuare l’accordo e sfruttarne le opportunità. Rimanere fuori significherebbe condannare le nostre aziende e i nostri giovani all’immobilità. Trovo pretestuoso usare la questione umanitaria dei palestinesi per attaccare l’accordo, poiché i flussi migratori e la politica estera sono esclusi dal trattato di associazione. Le residenze sono state contingentate esattamente come fatto da altri Paesi con risultati positivi. Smettiamo di parlarci addosso e iniziamo a essere concreti.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Sarò breve poiché molti colleghi hanno ripetuto gli stessi concetti e talvolta sembra che dobbiamo convincere noi stessi che questa sia la scelta migliore; in realtà è un accordo che la Repubblica di San Marino ha cercato e voluto fortemente. Ringrazio il segretario Beccari per averci riferito che la Commissione, il Consiglio e il Parlamento Europeo sono convinti della sottoscrizione, con l’obiettivo di arrivare all’applicazione immediata nella primavera del 2026, una clausola fondamentale per noi nonostante si proceda verso una ratifica mista. Credo che tutti i gruppi consiliari siano convinti del percorso intrapreso, ma ciò che mi lascia perplessità è la gestione della comunicazione. È preoccupante sentire certe lamentele dell’opposizione sull’informazione: se parliamo di informazione libera e indipendente, non dovremmo politicizzare ogni convincimento personale espresso da un giornalista solo perché riferibile a una determinata parte politica. Se c’è disinformazione, questa si combatte solo con una comunicazione puntuale e reale. Mi dispiace molto che in Commissione Mista, sul punto che si chiamava “Insieme per San Marino e l’Europa” sulle attività di informazione e di promozione dei contenuti dell’accordo, non si sia trovata la volontà di chiudere un’azione sinergica di informazione tra forze politiche, associazioni datoriali e sindacali. Invece di trovare una sintesi per spiegare i punti dell’accordo e rassicurare la cittadinanza, ognuno ha iniziato a porre dei distinguo o a scaricare colpe. Al di là dei colori politici, è fondamentale rassicurare i cittadini sui temi che possono destare paura. Ringrazio anche il Segretario agli Interni per la relazione presentata, che inizia a delineare i passi per il recepimento e l’impatto sulla pubblica amministrazione, inclusa la formazione dei dirigenti che dovranno gestire le nuove opportunità. È necessario il coinvolgimento di tutte le commissioni preposte e degli organismi intermedi affinché il Paese si trovi pronto tra pochi mesi, quando l’accordo entrerà finalmente in vigore.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Partirei dalla fine e dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, poiché sono sempre stato presente nelle commissioni miste fin dalla loro creazione normativa. Il percorso del mio movimento in questi anni è stato caratterizzato da un’estrema coerenza, sia dall’opposizione che dalla maggioranza. Trovo singolare che oggi alcuni membri della Dc lancino strali contro chi non sottoscrive ulteriori documenti di condivisione. Bisogna sapere, e lo dico a chi non era presente all’ultima commissione mista, che il segretario Beccari ha indicato la primavera del 2026 come data presunta per la firma; quindi, mancano solo pochi mesi. Mi chiedo allora che senso abbia sottoscrivere oggi un ulteriore documento sull’informazione e la coesione quando abbiamo già condiviso un percorso politico all’unanimità per anni. Sembra quasi di voler mettere una pezza su un buco che è diventato troppo grosso e che alimenta la disinformazione. Esprimo totale solidarietà a Beccari per gli attacchi osceni ricevuti, che mirano a colpire non l’uomo ma l’idea politica che egli rappresenta. Anche io in passato non ero convinto, ma mi sono persuaso che questo accordo sia il male minore rispetto al banditismo sammarinese. Preferisco regole comunitarie più larghe piuttosto che restare chiusi in 60 chilometri quadrati a fare i trafficanti di idee, con norme che vecchi politici e professionisti riescono sempre ad aggirare. La disinformazione nasce anche dalla non corretta dinamica politica: non basta fare una sola serata pubblica per informare i cittadini. Non sento il bisogno di sottoscrivere nuovi ordini del giorno perché la coerenza di Rete parla chiaro e voteremo a favore sia in Commissione che in Consiglio. Il problema sono le persone che si fanno abbindolare da chi abilmente utilizza la disinformazione per fare del retropensiero politico. È ridicolo che la maggioranza faccia comunicati contro un proprio Segretario, offrendo il fianco a chi vuole strumentalizzare queste dinamiche. Non puntiamo il dito solo sull’informazione alternativa quando mancano coerenza e comunicazione interna alla stessa maggioranza. Allora voglio proprio vedere come si comporterà la Dc sul decreto per i profughi palestinesi, dato che oggi è emersa molta disinformazione anche su questo. Si è detto che io e Morganti avremmo fatto emendamenti a un decreto che in realtà a Rete va benissimo così com’è. Ho visto invece membri della Dc valutare emendamenti proprio questa mattina: voglio vedere la vostra coerenza quando si tratterà di rispettare le regole comunitarie sull’accoglienza. Purtroppo la vostra mancanza di comunicazione interna alimenta il caos; se volete strumentalizzare le dinamiche interne fatelo, ma non meravigliatevi delle conseguenze. San Marino si porta dietro lo stigma di essere un paradiso fiscale e questo retropensiero emerge sempre nonostante i proclami dal pulpito. Rete non sottoscriverà altri documenti d’intenti perché il nostro percorso è chiaro: voteremo favorevolmente all’accordo quando sarà il momento. Ritengo molto seria la proposta di Merlini di indire un referendum dopo due o tre anni dall’attuazione per valutarne gli effetti reali, invece di ragionare solo di pancia seguendo le provocazioni di certi personaggi. Basta dire che questi dibattiti sono inutili: l’aggiornamento di Beccari era previsto ed è doveroso affrontarlo con serenità. È nelle sfide che si dimostra di essere abili politici e io credo che le regole comunitarie siano più garantiste delle nostre. Non possiamo decidere di non far nulla e morire di inedia. Si parla tanto di competitività, ma come possiamo essere competitivi se i contratti di settore sono fermi a un aumento del due e mezzo percento che non recupera nemmeno l’inflazione? Mi sembra una presa in giro verso i lavoratori. In un momento geopolitico disastroso, con le dichiarazioni di Trump che fanno tremare le vene ai polsi, dobbiamo condividere un percorso con chi ha un’apertura mentale maggiore. La coerenza deve partire dalla politica: non diamo armi alla disinformazione che fomenta le pance delle persone senza stimolare il cervello. È il cervello che deve tirare il Paese, non la pancia che serve a ben altro; serve un serio esame di coscienza da parte di tutti.
Silvia Cecchetti (Psd): Innanzitutto, al termine di questo lungo ed ennesimo dibattito che tratta il tema fondamentale della sottoscrizione dell’accordo con l’Unione Europea, vorrei personalmente associarmi a tutti coloro che hanno ringraziato in modo particolare gli estensori di questa preziosa relazione, ovvero il Segretario degli Affari Interni Belluzzi e il Segretario degli Affari Esteri Beccari. Io credo fermamente che ci abbiano fornito un prodotto, se mi passate questo termine forse un po’ commerciale, che però in realtà ci ha dato tutta una serie di indicazioni fondamentali relativamente a quelli che sono gli adempimenti e l’adeguamento necessari, in particolare nel settore della pubblica amministrazione ma anche più in generale alla luce della futura sottoscrizione dell’accordo di associazione. Li ringrazio doppiamente proprio per il taglio specifico che hanno saputo dare a questa relazione, un taglio che giustamente dà ormai per scontato che questo accordo verrà sottoscritto e soprattutto dà per scontato che quest’Aula e questo Paese, o meglio noi che in quest’Aula rappresentiamo i cittadini, abbiamo scelto coscientemente tutti di procedere con questa firma storica. Questa relazione lo dà per scontato perché la scelta politica la riteniamo ormai assodata, dato che tutte le forze politiche, seppur con legittimi distinguo, non si sono mai dichiarate apertamente contrarie alla sottoscrizione. Ritengo che scegliere di sottoscrivere questo accordo significhi scegliere lo sviluppo, la crescita e un nuovo posizionamento internazionale che garantisca strategia, rinforzo della posizione di San Marino, modernizzazione e una competenza che ci renda finalmente interlocutori attivi e non più semplici spettatori passivi come accaduto per troppi anni. San Marino deve poter dare il proprio contributo originale poiché questo accordo è considerato un progetto pilota dall’Unione Europea stessa per definire i rapporti futuri con i Paesi terzi. Devo però affrontare il tema della disinformazione che sta inquinando il dibattito: se inizialmente la sottoscrizione era condivisa da tutti, il passo indietro del Partito Socialista ha alimentato un’informazione negativa che, pur essendo rispettabile in democrazia, diventa grave quando manca di correttezza informativa. Mi dispiace profondamente che le forze di opposizione abbiano fatto un passo indietro sul documento comune di informazione. Faccio un appello accorato affinché si faccia uno sforzo per il Paese, condividendo un’informazione chiara, lineare e sincera che spieghi come non ci saranno rinunce alla sovranità ma protezione dei diritti civili e sicurezza in un mondo moderno dove stare insieme è vitale. Non possono essere chieste contropartite politiche su un tema che riguarda la crescita e la sopravvivenza stessa della nostra Repubblica.
Fabio Righi (D-ML): Arrivo per la seconda volta all’esito di un dibattito su un argomento così sentito provando un certo senso di avvilimento perché credo che oggi in quest’aula si sia persa un’ulteriore occasione, trascinando un tema così cruciale in una dinamica di semplice e pura tifoseria politica e slogan da fuoco incrociato. Mi perdonerete se dico che fino a questo momento ci è stato ripetuto solo che bisogna andare in Europa perché è bello, usando frasi fatte sui giovani e sulla competitività senza spiegare come gestiremo concretamente la nostra presenza nell’area geografica. Il problema non è l’Unione Europea ma il modo in cui questo Governo ha gestito il negoziato nel tempo senza avere una vaga idea di cosa farà San Marino in quel contesto al di là della semplice normalizzazione dei rapporti. Sento fare parallelismi a caso con Malta o Cipro, dimenticando che noi non siamo un’isola in mezzo al mare; oggi la nostra economia cresce già con un mercato che per oltre il novanta per cento è rivolto all’Europa senza bisogno dell’accordo attuale. L’alternativa che noi proponiamo a questa mancanza di preparazione non è la Cina o i BRICS, ma è avere le idee chiare su come entrarci. Sono anni che chiedo una valutazione di impatto economico sulle nostre piccole e medie imprese per capire cosa lasciamo sul tavolo e cosa acquistiamo, ma gli uffici competenti mi hanno risposto che questa valutazione non è mai stata fatta. È aberrante sentire consiglieri dire che saremo costretti dall’Europa a fare certi passi: questa è l’ammissione del fallimento della politica degli ultimi vent’anni che non ha saputo creare leggi competitive o osservatori internazionali per capire cosa accade fuori dai confini. Chi ha mandato via gli investitori trasparenti negli ultimi anni creando fake news strumentali? Spesso gli stessi che oggi si schermano dietro l’Europa. Ho visitato personalmente molte aziende d’eccellenza e tutte hanno sottolineato problemi che l’accordo non risolve, come il tema del T2 o dell’IVA, che dipendono solo dalla nostra volontà politica e non da Bruxelles. La relazione presentata è insufficiente: si parla di quaranta dipendenti pubblici in più ma non si contano le infrastrutture necessarie o le otto authority da implementare con altro personale, creando una contraddizione evidente con i dati forniti dal Segretario Gatti nel bilancio. Non abbiamo una visione di sviluppo decennale e continuiamo a gestire operazioni opache come il DES o il caso Banca di San Marino che ci portano all’onore delle cronache internazionali in senso negativo. Sono preoccupato perché le nostre leve storiche di neutralità verranno meno e non c’è un piano per gestirle; non possiamo accettare la logica del intanto facciamo e poi tra due anni vedremo con un referendum, perché un passo del genere non permette di tornare indietro senza un downgrade catastrofico delle agenzie di rating. Dateci l’elenco delle peculiarità e le valutazioni di impatto che avete nascosto, questo sarebbe un comportamento serio verso il Paese.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Dopo aver ascoltato previsioni così cupe e interventi che sembrano voler difendere un’economia del passato ormai superata, mi sento di dire che l’accordo di associazione è lo strumento necessario affinché i passi avanti della Repubblica siano ancora più incisivi rispetto a quanto fatto finora. Questa incisività fa comprensibilmente paura a chi ha usufruito di un sistema opaco, mentre dà spazio a chi vuole investire in creatività, trasparenza e onestà, termini che devono tornare centrali per lo sviluppo. Voglio chiarire alcuni punti fondamentali per fugare le fake news: con questo accordo non dovremo adeguarci ai parametri di Maastricht sul deficit al 3 per cento o sul debito al 60 per cento del PIL, né dovremo aderire ciecamente a Schengen perché la permeabilità dei confini sarà gestita secondo parametri precisi che qualificano l’accordo stesso. Non abbiamo accettato passivamente tutto ciò che l’Europa ha imposto; i quattro Segretari agli Esteri che si sono succeduti hanno sempre difeso le prerogative della nostra piccola realtà e queste sono state comprese dagli organi europei. Dire che dovremo uniformare il sistema fiscale è una baggianata totale: potremo mantenere politiche fiscali competitive esattamente come fanno altri Stati membri. L’Alto Commissario della Commissione di Venezia ci ha rassicurato sul fatto che manterremo l’autonomia nelle decisioni relative all’applicazione delle regole. Non possiamo pretendere di partecipare a una partita di calcio o di tennis a Wimbledon imponendo le nostre regole personali all’arbitro e agli altri giocatori. Questo accordo darà il colpo di spugna definitivo a quella realtà opaca che ci ha lasciato un debito pubblico incredibile e una credibilità caduta sotto i tacchi. Dobbiamo attrezzare le nostre imprese per affrontare un mercato di 400 milioni di persone e riformare la pubblica amministrazione gradualmente, anche se avremmo dovuto muoverci con più tempestività in passato. Il vantaggio strategico enorme sarà sbloccare il sistema finanziario grazie all’addendum con l’Italia, permettendo l’approvvigionamento di liquidità a tassi migliori per famiglie e imprese e attirando investimenti seri nel settore finanziario che non abbiano fini strani. Libera è orgogliosamente al fianco del Segretario Beccari in questa battaglia, pur mantenendo un ruolo di pungolo critico per ottenere il miglior risultato possibile. Riguardo all’informazione, non credo si debbano chiudere i media anche se diffondono fake news contro di me o ci attaccano ferocemente; la risposta deve essere il pluralismo, potenziando le voci alternative e rafforzando il servizio pubblico che oggi è troppo debole. La libertà è un principio base di San Marino e va rispettata contrastando la violenza verbale con la forza della verità e delle competenze.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Ringrazio tutti i consiglieri per questo confronto che rappresenta un aggiornamento fondamentale dopo il dibattito della scorsa sessione. Gli aggiornamenti portati dal segretario Beccari dimostrano che le procedure amministrative a livello europeo stanno procedendo celermente, come confermato dall’approvazione del report in Commissione Mista la scorsa settimana. Siamo ormai in una fase in cui l’accordo è calendarizzato quasi settimanalmente al Consiglio Europeo, il che dimostra un’attenzione altissima verso San Marino e Andorra. Auspichiamo di arrivare alla firma entro questo mese perché la grandissima parte della società sammarinese attende con ansia questo passaggio storico. La relazione predisposta dai Segretari Beccari e Belluzzi deve essere lo strumento base per entrare nei contenuti tecnici in vista dell’implementazione normativa che ci attende. Riceveremo una grande quantità di norme ma non tutte sic e simpliciter: avremo un enorme lavoro di approfondimento legislativo dove potremo esprimere le peculiarità di San Marino, come già fatto per la libertà di circolazione delle persone che è stata opportunamente canalizzata. Molte normative sulla produzione industriale e l’export sono già seguite dalle nostre aziende per poter vendere i prodotti in Francia o Germania, quindi l’accordo porta concretezza a una realtà già esistente. Mi rammarica che le forze di opposizione abbiano scelto di non firmare l’ordine del giorno di maggioranza solo perché non coinvolte nella stesura della relazione; io stesso non sono stato coinvolto ma ne condivido pienamente i contenuti come documento base. Abbiamo perso un’occasione in Commissione Mista per dare un segno di unità insieme alle organizzazioni sindacali e datoriali sulla comunicazione, sottraendoci a un messaggio forte che avrebbe risposto alle fake news di chi deforma la realtà. A chi chiede ancora quali siano i vantaggi, rispondo citando la delegazione maltese: chiedetevi cosa perdereste senza questo accordo. Malta senza l’Europa produrrebbe ancora blue jeans invece di ospitare multinazionali come Ryanair. Dobbiamo adeguare immediatamente le normative sulle residenze e i permessi di soggiorno secondo il cronoprogramma definito, investendo nella formazione della pubblica amministrazione per creare una classe dirigente con sguardo profondo verso l’Europa. Sul fronte bancario, l’accordo ci dà quindici anni ma vogliamo accelerare sulla vigilanza per rendere il settore un asset importante, guardando ai modelli di successo di piccoli Stati come il Liechtenstein. Ringrazio il segretario Beccari per la solidità delle spalle dimostrata sotto attacco e il segretario Belluzzi per il lavoro sulle risorse umane; la maggioranza insiste sull’unitarietà di questo percorso perché il bene del Paese è prioritario.
Luca Beccari Segretario di Stato: Innanzitutto, vorrei fare un’importante precisazione di metodo riguardo alla relazione che ho presentato all’attenzione del Consiglio, un documento che è stato redatto e condiviso letteralmente a quattro mani con il mio stimato collega, il Segretario Belluzzi, con l’intento preciso e trasparente di fornire a questa Aula un ampio ventaglio di proposte operative su cui riflettere. È fondamentale comprendere che non si tratta affatto di un provvedimento blindato, di un testo intoccabile o di un qualcosa che l’Aula è chiamata a votare immediatamente come se si trattasse di una legge o di un decreto definitivo dopo una discussione formale; al contrario, è una proposta aperta che delinea linee strategiche e operative che dovranno poi essere concretizzate e implementate attraverso atti formali e provvedimenti specifici del Consiglio stesso. In questo senso, voglio fare sinceramente e pubblicamente il mio mea culpa per quanto riguarda la mia quota parte, riconoscendo che avremmo potuto evidentemente promuovere consultazioni preventive più approfondite con i partiti politici, proprio come lamentato dai colleghi dell’opposizione. Sottoscrivere un ordine del giorno condiviso sarebbe un modo eccellente per uscire da questo impasse metodologico, dimostrando la volontà di lavorare insieme nella fase attuativa. Desidero inoltre fare chiarezza su un punto che ha animato molto la discussione: quando ho parlato di disinformazione nel mio intervento iniziale, non mi riferivo assolutamente ai colleghi della minoranza. Il dibattito che ne è scaturito è stato comunque molto proficuo, poiché ci ha permesso di analizzare l’accordo di associazione da diverse angolazioni e di scoprire chiavi di lettura sempre nuove. Io l’ho sempre detto con estrema onestà intellettuale: la Repubblica di San Marino non morirà certo di fame senza questo accordo, perché un piatto di pasta alla fine della giornata riusciremo sicuramente a mangiarlo tutti. La vera differenza e la vera scommessa politica, però, risiede nel decidere se vogliamo una San Marino che cresca costantemente in qualità e che si proietti con ambizione verso il futuro, o se preferiamo invece restare chiusi a gestirci tra momenti positivi e negativi attraverso suggestioni che ci scambiamo solo tra di noi dentro questi confini. Dobbiamo renderci conto che fuori dai nostri confini c’è un mondo che ha già compreso che nessuno Stato, da solo, può affrontare con successo le sfide globali legate ai costi dell’energia, del gas o alle complesse linee internazionali di approvvigionamento; le regole stesse per vendere i nostri prodotti industriali sono dettate da standard che non dipendono solo da noi. Siamo sostanzialmente tutti allineati su questo percorso strategico e proprio per questo motivo ritengo che sottoscrivere un manifesto comune o un ordine del giorno non sia affatto un atto politico a favore della maggioranza o di Beccari, ma rappresenti un atto politico forte a favore del Paese intero. Un segnale di questo tipo è fondamentale soprattutto per chi ci guarda dall’esterno e per quei cittadini che possono sentirsi confusi dalle voci non corrette o deformate; vedere una politica coesa può essere di grande aiuto, pur non essendo un passo tecnicamente essenziale per il percorso burocratico della firma, ma rimanendo certamente un obiettivo auspicabile per la nostra nazione.
I lavori vengono interrotti verso le 19:30 per riprendere domani alle 14:00




