Accordo UE a rischio? BCSM corre ai ripari e firma con la Bulgaria

da | 22 Mar 2026

C’è una data che segna un passaggio silenzioso ma tutt’altro che secondario per il sistema finanziario sammarinese: 10 febbraio 2026. È il giorno in cui la Banca Centrale della Repubblica di San Marino ha firmato un Memorandum d’Intesa con la Financial Supervision Commission della Bulgaria.

Un atto tecnico? Solo in apparenza.

Perché dietro quella firma si intravede una direzione politica ed economica precisa: rafforzare la credibilità internazionale del sistema sammarinese, soprattutto in vista di ciò che incombe all’orizzonte, ovvero l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

L’intesa formalizza una collaborazione già avviata nell’aprile del 2025, trasformandola in qualcosa di più strutturato: scambio di informazioni, cooperazione nella vigilanza, coordinamento sulle rispettive attività finanziarie e assicurative. Tradotto: San Marino continua a costruire la propria rete di relazioni con autorità europee, tassello dopo tassello.

Non è un dettaglio che questo sia il decimo accordo firmato da BCSM, e che ben sette siano arrivati negli ultimi tre anni. Il messaggio è chiaro: la Repubblica non può più permettersi di essere percepita come un sistema isolato.

Ma c’è anche una lettura meno ufficiale, che nei corridoi della politica e della diplomazia europea inizia a prendere forma.

Questo accordo con la Bulgaria potrebbe non essere soltanto un passo in avanti, ma anche un tentativo di raffreddare tensioni politiche emerse a Bruxelles. Negli ultimi mesi, infatti, si sarebbero registrati attriti con alcuni europarlamentari bulgari, legati alla vicenda del caso Bulgari di Christov Assen. Una situazione delicata che, secondo diversi osservatori, avrebbe rischiato di riverberarsi anche sul percorso dell’Accordo di Associazione, rallentandone o complicandone la fase finale.

In questo contesto, il Memorandum assume un significato ulteriore: non solo cooperazione tecnica, ma anche segnale politico di distensione, utile a ricucire rapporti e a riportare il dialogo su un piano più costruttivo con interlocutori europei sempre più attenti e meno disposti a concedere margini.

Il Direttore Generale Andrea Vivoli parla apertamente di “strategia di ampliamento degli accordi di cooperazione”, mentre la Presidente Catia Tomasetti sottolinea il rafforzamento delle relazioni internazionali. Parole misurate, ma che raccontano un cambio di passo ormai evidente.

Perché oggi la partita non è solo regolatoria. È reputazionale.

E in un momento in cui l’integrazione con l’Europa non è più un’ipotesi ma un percorso concreto, ogni accordo di questo tipo diventa una dichiarazione implicita: San Marino vuole stare dentro i circuiti che contano — senza ombre e senza tensioni diplomatiche.

Resta però una domanda di fondo, che la politica non può eludere:
questa rete di accordi è solo un adeguamento tecnico agli standard europei, oppure è anche il segnale che qualcosa, nei rapporti con Bruxelles, si era incrinato più di quanto si voglia ammettere?

Perché firmare è facile.
Ma quando si tratta di Europa, anche i dettagli possono fare la differenza.

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