Si chiude senza risultati il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran. A confermarlo è il vicepresidente JD Vance, che da Islamabad ha annunciato la fine dei negoziati e la sua partenza dal Pakistan: “Nessun accordo raggiunto”.
Secondo Washington, il nodo principale resta l’assenza di un impegno chiaro da parte iraniana a rinunciare definitivamente al nucleare militare. Di contro, Teheran accusa gli Stati Uniti di aver avanzato richieste considerate irrealistiche, pur ammettendo che un’intesa immediata non era attesa già al primo incontro.
Sul tavolo restano numerosi punti critici: dal programma nucleare alle sanzioni, fino alla questione degli asset congelati e delle possibili compensazioni. Intanto cresce la tensione nello Stretto di Hormuz, dove si registrano movimenti militari e timori per la sicurezza della navigazione, con alcune petroliere che avrebbero invertito la rotta.
Il quadro regionale si complica ulteriormente con nuovi raid israeliani nel sud del Libano, che avrebbero causato diverse vittime, mentre Islamabad invita le parti a rispettare almeno il cessate il fuoco.
In questo contesto già fragile, arrivano anche appelli alla pace, tra cui quello di Papa Francesco, che ha chiesto di fermare la violenza “in nome di Dio”. Una crisi che resta aperta e senza soluzioni immediate.




