È partita una nuova offensiva americana contro l’Iran e, secondo diverse fonti internazionali, il primo bersaglio sarebbe stata l’isola di Kharg, nel Golfo Persico, snodo centrale per il settore petrolifero ed energetico iraniano. I raid sarebbero iniziati intorno alle 13 italiane e avrebbero colpito, almeno in questa prima fase, obiettivi militari strategici.
A dare ulteriore peso all’escalation sono state anche le parole di Donald Trump, che sul suo social Truth ha accompagnato l’avvio dell’attacco con un messaggio dai toni durissimi: “Stanotte morirà un’intera civiltà, per sempre”. Una frase che ha subito acceso tensione e polemiche, soprattutto perché inserita in un contesto in cui Washington sembra ormai spingersi ben oltre la sola pressione militare.
Secondo quanto riportato da più testate, tra cui media americani e agenzie internazionali, sull’isola si sarebbero registrate forti esplosioni in seguito a una serie di bombardamenti condotti da aerei statunitensi e israeliani. Al momento non ci sono conferme ufficiali su vittime o danni, ma le prime ricostruzioni parlano di un attacco concentrato su bunker, radar e depositi di munizioni. Nella prima ora sarebbero stati colpiti oltre 50 target militari.
Kharg non è un punto qualsiasi sulla mappa. Si tratta infatti del principale terminale iraniano per l’export di petrolio, e la sua eventuale neutralizzazione rappresenterebbe un colpo pesantissimo per Teheran, sia sul piano economico sia su quello simbolico. Non a caso, nei giorni scorsi Trump aveva già lasciato intendere di guardare con interesse al controllo delle risorse energetiche iraniane, lasciando aperto anche lo scenario di una presa strategica dell’isola.
Dopo l’inizio dei raid, il presidente americano ha rilanciato ancora, evocando apertamente un “cambio di regime completo e totale” in Iran. Nel suo messaggio ha parlato di “47 anni di estorsioni, corruzione e morte”, sostenendo che potrebbe essere arrivato il momento di una svolta storica per il Paese.
L’impatto della crisi si è visto subito anche sui mercati. Il petrolio ha reagito con un’impennata: il Texas è salito fino a 114,57 dollari al barile, mentre il Brent ha toccato 110,77 dollari. Un segnale immediato di quanto l’attacco a Kharg venga percepito come un passaggio ad altissimo rischio per gli equilibri energetici mondiali.




