È stato un clima carico di dolore e tensione quello che ha accompagnato a Sion l’interrogatorio dei proprietari del discobar Constellation, locale di Crans-Montana dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone, molti ragazzi.
“Mio figlio è morto. Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate? Come respirate? Mio figlio dov’è?”. Le parole di una madre hanno preceduto l’ingresso in aula di Jacques e Jessica Moretti, arrivati scortati dalla polizia e affiancati dai loro legali. Davanti all’edificio si è acceso un confronto diretto con alcuni familiari delle vittime: urla, accuse e momenti di forte concitazione.
“Siete la mafia, avete pagato 200 mila franchi ed è finita!”, ha gridato una donna. Jacques Moretti ha risposto: “No, non c’è mafia, sono un lavoratore”, aggiungendo poi: “Mi dispiace, mi dispiace, ci prenderemo le nostre responsabilità, siamo qui per la giustizia”.
Nel corso della giornata è intervenuto anche Michel Pidoux, padre di Tristan, 17 anni, tra le vittime: “Dicono che la colpa è di Cyanne, che la colpa è del Dj, che la colpa è del Comune, ma per niente è colpa loro, solo parole e parole, questa gente non ha il cuore, solo il cuore dei soldi”.
Davanti ai magistrati, Jessica Moretti ha ammesso che nel locale “non sono mai state fatte prove di evacuazione perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”. In aula ha pianto, dichiarando: “Comprendiamo la rabbia delle famiglie”.
La proprietaria ha inoltre affermato che la sera del 31 dicembre erano “presenti due buttafuori”, ma dai documenti acquisiti emergerebbe la presenza ufficiale di un solo addetto alla sicurezza. All’interrogatorio hanno assistito, oltre agli inquirenti, numerosi avvocati delle parti civili.




