Manuel Ciavatta (PDCS): Io credo che questa sia probabilmente la questione più delicata da affrontare. Ci viene chiesto di condividere e, allo stesso tempo, sia Motus Liberi sia Rete si sono recati dalla Reggenza per chiedere un Consiglio straordinario, senza peraltro chiederci nulla. Potrei fare la stessa osservazione. Noi proponiamo un ordine del giorno proprio per venire incontro a questa volontà di confronto, inserendo un comma pubblico e chiedendo a questa Commissione – e non si tratta, signori, di un commissariamento del Segretario di Stato agli Esteri – una condivisione delle informazioni, chiedendo di riferire periodicamente sull’evoluzione della situazione. Questo è, dal nostro punto di vista, il tentativo della maggioranza di venire incontro all’opposizione, perché su questa vicenda nessuno ha intenzione di nascondere nulla. Il secondo aspetto, che credo vada sottolineato, è che non siamo di fronte a un quadro ipotetico o a un semplice clamore mediatico, come qualcuno ha sostenuto. I risultati che stanno emergendo sono evidenti. Lo dico perché, se si legge con attenzione il comunicato, vi è scritto in modo molto chiaro che sono state acquisite prove consistenti della programmazione e della realizzazione, da parte di un gruppo di soggetti, di un cosiddetto piano parallelo. Si parla di prove consistenti, non di chiacchiere. Un altro elemento rilevante è che, oltre alle azioni già messe in atto, si fa riferimento alla formulazione di nuovi capi di imputazione nei confronti di vari soggetti, cittadini sammarinesi e non, destinatari di misure cautelari personali e reali, ritenute inderogabili per garantire l’acquisizione del quadro probatorio ed evitare il pericolo di fuga dei prevenuti, nonché l’aggravarsi o il protrarsi delle conseguenze dei reati, a difesa delle istituzioni della Repubblica. Si precisa inoltre che le indagini proseguono nel rispetto del prescritto riserbo. Questo significa che la questione non è chiusa e che il pericolo è ancora in atto. Alla luce di tutto questo, credo che il Governo abbia fatto bene ad attivarsi immediatamente dopo questa segnalazione. Vi è una comunicazione pubblica, per quanto possibile nel rispetto delle indagini in corso, di un disegno che non è una messa in scena, ma che presenta riscontri concreti. Di fronte a ciò, è giusto che il Governo si muova, perché è in gioco l’immagine del Paese, la nostra libertà e potrebbe esserne compromesso anche il percorso dell’accordo di associazione, che per noi è prossimo alla conclusione. Ringrazio il Segretario di Stato per le considerazioni e per le rassicurazioni fornite rispetto alle interlocuzioni già avviate con gli organismi europei, perché per noi resta fondamentale arrivare alla chiusura di questo percorso. Siamo allarmati, certo, ma non in maniera scomposta o sopra le righe, come qualcuno ha fatto negli interventi precedenti. Siamo allarmati perché su questa vicenda chiediamo, e continuiamo a chiedere, la massima unità possibile. È evidente che, essendoci indagini in corso, vi sia un doveroso riserbo e che nessuno possa entrare nel merito di determinate questioni. Tuttavia, è altrettanto evidente l’appropriatezza di un dibattito pubblico che faccia comprendere ai cittadini che esiste un disegno contro la Repubblica e che questo disegno non viene accettato. Questo messaggio deve emergere chiaramente e in modo unitario, affinché la cittadinanza sia consapevole di ciò che sta accadendo. Partiamo dalle dichiarazioni del Tribunale, che rappresenta una delle massime istituzioni del nostro Paese, riconosciuta a livello internazionale come adeguata e capace di operare nel rispetto della legge e del diritto. È su questo che oggi ci appoggiamo. Non stiamo minimizzando quanto accaduto, perché anche questo sarebbe estremamente preoccupante. Concludo qui, perché è evidente che, se leggete l’ordine del giorno alla luce di quanto ho detto, questo è l’obiettivo della maggioranza. Non a caso, quando il consigliere Berti lo ha presentato, lo ha fatto dichiarando la disponibilità alla condivisione. Se però l’ordine del giorno viene letto semplicemente come uno strumento autonomo, come una chiusura alla condivisione, perché gli viene data una lettura esclusivamente politica, allora non ci si può chiedere un modo diverso di lavorare.




