L’angelo che fa discutere: un restauro in una chiesa romana accende il caso Meloni

da | 1 Feb 2026

Un affresco riportato alla luce, una somiglianza inattesa e una polemica che in poche ore è uscita dalle mura di una chiesa per arrivare fino alla politica nazionale. Succede nel centro storico di Roma, all’interno della basilica di San Lorenzo in Lucina, dove un recente intervento di restauro ha acceso un dibattito che intreccia arte, opportunità degli interventi conservativi e sensibilità istituzionali.

Al centro della vicenda c’è un dipinto collocato in una cappella laterale, su una parete dedicata alla casa reale dei Savoia. L’opera raffigura due angeli ai lati del busto di Umberto II di Savoia, ma uno dei due volti ha attirato subito l’attenzione: secondo molti osservatori ricorda in modo piuttosto evidente quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La notizia, inizialmente rilanciata dalla stampa, ha trovato terreno fertile sui social, dove commenti ironici e critiche politiche si sono moltiplicati rapidamente. Il caso è diventato di dominio pubblico al punto da spingere la stessa Meloni a intervenire con una battuta, prendendo le distanze dall’accostamento e liquidando la questione con ironia.

Il restauro è stato eseguito da Bruno Valentinetti, 83 anni, restauratore autodidatta che vive nella sagrestia della basilica e ne cura l’apertura quotidiana. Valentinetti ha spiegato di aver lavorato gratuitamente, su richiesta del parroco Daniele Micheletti, come forma di riconoscenza per l’ospitalità ricevuta. Il lavoro, durato circa due anni, sarebbe stato completato nel corso del 2025. L’autore ha escluso qualsiasi intento ritrattistico, sostenendo di aver semplicemente riprodotto le fattezze già presenti in una versione precedente del dipinto, che afferma di aver realizzato lui stesso anni prima.

Una versione confermata anche dal parroco, che ha dichiarato di aver chiesto un intervento fedele allo stato originario dell’opera. Monsignor Micheletti ha ammesso di notare anche lui una certa somiglianza con la presidente del Consiglio, senza però riuscire a spiegare come questa sia potuta emergere.

La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione politica. Dai gruppi di opposizione sono arrivate richieste di chiarimento e di verifica formale sull’intervento. La deputata Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera, ha chiesto l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli, ipotizzando una possibile violazione del Codice dei beni culturali, che vieta modifiche arbitrarie o personalizzazioni su beni tutelati. Altri, però, fanno notare che l’opera potrebbe non rientrare nei vincoli più stringenti, trattandosi di un dipinto di epoca relativamente recente.

Sulla stessa linea si sono espressi anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle, che hanno parlato apertamente di un episodio sconcertante e chiesto di accertare eventuali responsabilità.

Di fronte alle polemiche, il Ministero della Cultura ha annunciato l’avvio di verifiche ufficiali: la Soprintendenza di Roma ha disposto un sopralluogo tecnico nella basilica per valutare la natura del restauro e stabilire se l’intervento sia stato eseguito nel rispetto delle norme.

In attesa degli esiti, l’angelo “incriminato” continua a osservare fedeli e turisti dalla sua nicchia. Un dettaglio pittorico che, volente o nolente, è diventato il simbolo di quanto sottile possa essere il confine tra restauro, interpretazione e polemica pubblica.

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