Ciacci: “Cantieri sbloccati e opere portate a termine: sull’aviosuperficie basta spendere senza costruire, ora servono scelte chiare e condivisione”

da | 30 Gen 2026

Segretario di Stato Matteo Ciacci: In questo anno e mezzo, da quando ci siamo insediati, il governo ha attivato una serie di cantieri che erano fermi e che meritavano di essere portati avanti. Dal punto di vista delle priorità territoriali, abbiamo attivato il centro sanitario di Borgo Maggiore, è partita la riqualificazione e rifunzionalizzazione di Palazzo Begni, abbiamo aperto le buste il 2 febbraio, rimetteremo in pista la Scala Malagola dopo dieci anni di fermo insieme al Cinema Turismo, la rifunzionalizzazione dell’area di Baldasserrona, abbiamo risposto alle richieste della Giunta di Castello di Borgo rifunzionalizzando l’area del Santo, il Polo della Sicurezza che avete visto nei giorni scorsi, il pattinaggio, l’area alta del centro storico che inaugureremo a fine febbraio insieme a Bruno Reffi, e partiranno il 4 febbraio i lavori per l’allungamento del trenino di 140 metri fino all’ex stazione. Abbiamo sviluppato tutte le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria degli istituti scolastici e le opere pubbliche nei Castelli, le piccole opere dei Castelli che però sono fondamentali. In più abbiamo attivato una serie di bonifiche che ritengo particolarmente importanti, come quella dell’ex distributore di Borgo Maggiore, quarant’anni di degrado con un vero e proprio cimitero di auto, sistemata, chiusa e riasfaltata come richiesto dalla Giunta di Serravalle. A questo si aggiungono le opere pubbliche e le bonifiche sugli argini e sui torrenti, ambiti su cui in passato non si interveniva e sui quali invece oggi abbiamo destinato maggiori risorse.  Questa premessa serve a chiarire l’attivismo sul territorio. Se avessimo buttato il progetto del trenino, di Baldasserrona o di Palazzo Begni, avremmo buttato via soldi. Tempo e soldi. Invece oggi abbiamo cantieri che partono e finiscono. Questo è un modo di governare che produce risultati ed è, a mio avviso, un buon modo di governare.  Arrivo così al tema dell’aviosuperficie. È la stessa linea che abbiamo sempre tenuto: non c’è un’opera che sì e un’altra che no. I soldi ci sono, li abbiamo stanziati, si va avanti, perché altrimenti buttiamo via risorse. Capisco che la politica voglia mettere la bandierina, ma non ha senso.  Sull’aviosuperficie, occorre evidenziare che l’amministrazione ha già sostenuto notevoli oneri economici per procedure espropriative, studi specialistici, incarichi professionali, attività di progettazione e altri adempimenti tecnico-amministrativi. Quello che fa arrabbiare è che, come spesso accade, abbiamo speso soldi senza aver fatto neanche un centimetro di asfalto. È possibile? Questo è stato il modo di governare degli ultimi trent’anni. Abbiamo speso cifre enormi: primo esproprio 1 milione e 750 mila euro, secondo esproprio 1 milione e 793 mila euro, incarichi per oltre 510 mila euro. In totale più di 4 milioni di euro solo di spese. Se non lo volevamo fare, perché abbiamo speso questi soldi? Questo è il tema.  Se abbiamo speso così tanto e c’è la volontà politica di andare avanti, gli espropri ci sono, le particelle ci sono, gli incarichi ci sono, i progetti ci sono. L’unica cosa che dico è che, viste le sensibilità del Comitato di Torraccia e dell’Aeroclub, dobbiamo sederci attorno a un tavolo per capire come far andare avanti questo progetto. Troviamo soluzioni: magari collocare l’aviazione civile per i controlli, in modo da evitare conflitti con i cittadini di Torraccia e con l’Aeroclub. Troviamo le modalità tecniche più adeguate, se c’è la volontà politica di andare avanti. Anche perché, e lo dico chiaramente, le procedure di pubblica utilità sono state votate dalla precedente maggioranza. Io, per esempio, non le ho votate, lo dico apertamente. Andiamo avanti e troviamo un accordo serio. Questo è l’approccio.  Ma una cosa deve essere chiara: se continuiamo come in passato, con un progetto che alla prima ruspa scatena la rivolta di tutto il Paese, non andiamo da nessuna parte. Serve un accordo serio con tutti gli stakeholder della zona, altrimenti alla prima ruspa, alle sette di mattina o alle sette di sera, i lavori si fermano. Lo abbiamo visto in passato.  I cantieri che abbiamo avviato – Palazzo Begni, Baldasserrona, il trenino, il pattinaggio – non si sono fermati perché abbiamo agito in un certo modo. Vengo rapidamente alla relazione tecnica. Le spese per l’asfaltatura della pista da 600 metri sono stimate in 3 milioni e 600 mila euro. Sui 860 metri il progetto è in fase di completamento e siamo in dirittura d’arrivo. Alla luce degli elementi tecnici e normativi esaminati, l’asfaltatura e l’allungamento della pista sono interventi strutturalmente necessari, che rispondono a esigenze di sicurezza oggettive, legate anche a criticità geomorfologiche. Il progetto contribuisce alla riduzione del rischio per le operazioni di volo e alla tutela della popolazione residente. Tutta la documentazione è agli atti: Commissione Tecnica Edilizia, Commissione Tecnica, secondo esproprio, pubblica utilità, incarichi al progettista e al geologo.  Concludo dicendo che per fare questo progetto serve volontà politica e capacità politica di portarlo avanti. Altrimenti, alla prima ruspa, il progetto si ferma.

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