Formazione sindacale contro la violenza di genere: due giornate con Casa delle Donne di Bologna

da | 28 Gen 2026

Riconoscere la violenza contro le donne e la violenza di genere, nelle sue forme fisiche, psicologiche e discriminatorie, e saper fornire prime risposte concrete alle situazioni di sopruso e prevaricazione, in particolare nei luoghi di lavoro. È questo l’obiettivo delle due giornate di formazione organizzate da CSdL e CDLS in collaborazione con il centro antiviolenza Casa delle Donne di Bologna, un percorso che si inserisce in una più ampia azione di sensibilizzazione già avviata con un sondaggio conoscitivo realizzato lo scorso anno.

La prima giornata formativa, svoltasi nella mattinata di martedì 27 alla Sala Montelupo di Domagnano, ha registrato un’ampia partecipazione da parte delle delegate e dei delegati sindacali, a conferma dell’interesse e dell’attenzione verso un tema sempre più centrale anche nel contesto lavorativo.

Durante l’incontro, Alessandra Capoani e Martina Travaglino, operatrici della Casa delle Donne di Bologna, hanno illustrato in modo dettagliato le diverse forme di violenza di cui le donne sono vittime, soffermandosi in particolare sul ruolo dei rappresentanti sindacali all’interno delle aziende. Figure che, pur non avendo obblighi di segnalazione, possono diventare punti di riferimento fondamentali nei casi di prevaricazioni, mobbing, molestie, violenze, demansionamenti e mancato rispetto dei diritti delle lavoratrici, soprattutto in quei contesti dove il rischio che tali fenomeni rimangano nascosti è più elevato.

È stato evidenziato come i luoghi di lavoro possano presentare indicatori di situazioni di disagio, molestie o violenza, che vanno letti e compresi con attenzione. In questi casi, i rappresentanti sindacali possono fornire prime indicazioni, evitando che la vittima resti isolata e incapace di reagire.

Le formatrici hanno sottolineato l’importanza di un ascolto attento, basato su domande aperte e non giudicanti, capace di aiutare la persona a non colpevolizzarsi e a superare la paura. Un accompagnamento che deve portare, nel rispetto della volontà della vittima e senza forzature, verso un centro specializzato, in grado di avviare un percorso di uscita dalla violenza, senza mentire o edulcorare la situazione.

Nel confronto con la platea sono state suggerite anche misure organizzative che possano rispondere alle esigenze delle vittime, come cambi di turno, modifiche di mansione o trasferimenti in altre sedi, quando possibile, evitando che sia la persona colpita a dover rinunciare al lavoro, soprattutto nei casi in cui l’aggressore o il molestatore sia un collega.

Sono stati portati esempi di aziende italiane che hanno avviato campagne di sensibilizzazione interne attraverso volantini, pannelli informativi, flyer e qrcode posizionati in spogliatoi e corridoi, con rimandi diretti ai numeri dei centri antiviolenza. Ampio spazio è stato dedicato anche a ciò che non va fatto. Come hanno chiarito le operatrici: “Non pretendiamo che facciate uscire le persone da una situazione di violenza, ma che le sensibilizziate”.

Il ruolo delle aziende è stato richiamato anche nei casi di violenza domestica, dove il contesto lavorativo può diventare un supporto concreto attraverso forme di flessibilità organizzativa, come la rimodulazione degli orari di lavoro.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato come in Italia esista uno strumento di tutela specifico, il congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere, riconosciuto alle lavoratrici dipendenti e autonome inserite in percorsi di protezione certificati dai servizi sociali, dai centri antiviolenza o dalle case rifugio. Un istituto del quale sono in corso valutazioni anche per una possibile introduzione a San Marino.

È stato infine ribadito come uno dei principali fattori di sudditanza nei confronti dell’uomo violento sia la dipendenza economica, che spesso impedisce alle donne di interrompere relazioni prevaricatrici, soprattutto in presenza di figli. Un motivo in più per intervenire anche sul piano lavorativo e culturale.

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