Greg Bovino non è più alla guida della divisione della U.S. Border Patrol in Minnesota. La sua rimozione dall’incarico arriva a poche settimane dall’episodio che ha scosso l’opinione pubblica americana: la morte di Alex Pretti, un infermiere di Minneapolis, ucciso durante un’operazione delle forze federali riconducibile all’Immigration and Customs Enforcement (ICE).
Bovino e un numero non specificato di agenti dovrebbero lasciare il Minnesota già a partire da martedì. Miroff riferisce che anche la segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e il suo stretto consigliere Corey Lewandowski, che sono stati importanti sostenitori di Bovino, rischiano di perdere il loro incarico.
La decisione, secondo quanto riportato da media statunitensi, sarebbe maturata all’interno dei vertici federali nel pieno di un clima di forte pressione politica e mediatica. Non sono stati diffusi, al momento, comunicati ufficiali dettagliati sulle modalità della rimozione, ma la mossa viene letta da osservatori e analisti come un segnale di assunzione di responsabilità istituzionale in una fase segnata da contestazioni e richieste di chiarimento sull’uso della forza da parte delle agenzie federali.
L’episodio di Minneapolis ha infatti acceso un dibattito nazionale sul ruolo di organismi come la Border Patrol e l’ICE in contesti urbani lontani dai confini, dove tradizionalmente queste agenzie operano. La presenza di unità federali in operazioni di ordine pubblico ha sollevato interrogativi su mandato, catena di comando e meccanismi di controllo, soprattutto dopo la diffusione di video e testimonianze che hanno alimentato polemiche sull’intervento che ha portato alla morte di Pretti.
Diverse organizzazioni per i diritti civili e rappresentanti politici locali hanno chiesto indagini indipendenti e trasparenti, sottolineando la necessità di chiarire le responsabilità individuali e istituzionali. Allo stesso tempo, settori dell’amministrazione federale hanno ribadito il sostegno alle forze dell’ordine, pur riconoscendo l’importanza di una verifica rigorosa dei fatti.
La rimozione di Bovino rappresenta così un passaggio delicato in una vicenda che non si esaurisce sul piano disciplinare, ma si inserisce in un confronto più ampio sulla gestione della sicurezza interna negli Stati Uniti, sull’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e diritti civili, e sulla trasparenza delle operazioni condotte dalle agenzie federali.
Al momento, né Bovino né i vertici nazionali della Border Patrol e dell’ICE hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. Resta aperta la questione di come questa decisione influenzerà l’assetto operativo in Minnesota e se segnerà un precedente nel modo in cui l’amministrazione federale affronta casi controversi legati all’uso della forza.




