San Marino si prepara ad accogliere, il 1° febbraio alle ore 12:00, la presentazione del nuovo libro di Alessandro Di Battista. Un appuntamento culturale, sulla carta, come tanti: un autore che incontra i lettori, una Repubblica che apre le porte al confronto, una sala che si fa spazio di dialogo.
Eppure, proprio perché San Marino è una Repubblica piccola ma simbolicamente grande, la domanda che serpeggia tra alcuni lettori non è tanto se sia legittimo ospitare un personaggio pubblico, quanto se sia opportuno farlo in questo preciso momento storico e politico.
Non si tratta di censura, né di preclusione. Si tratta, semmai, di contesto.
Negli ultimi mesi, il nome di Di Battista è tornato al centro del dibattito nazionale non solo per i suoi libri e le sue posizioni politiche, ma anche per episodi che hanno acceso tensioni nel mondo culturale e associativo. A Napoli, durante un evento ospitato in Università, la sua presenza ha coinciso con contestazioni e proteste di gruppi e attivisti, culminate in momenti di forte tensione anche fisica e polarizzazione tra visioni opposte sui conflitti internazionali e sul ruolo dell’Occidente. Un fatto che, al di là delle responsabilità, segnala una realtà evidente: la sua figura non viene più percepita soltanto come quella di un autore, ma come quella di un simbolo politico divisivo.
Ed è qui che il dubbio prende forma.
Secondo ambienti culturali e associativi della vicina Rimini, non è escluso che anche la tappa sammarinese possa attirare forme di dissenso o manifestazioni simboliche, già annunciate a seguito di prese di posizione pubbliche e post social che hanno espresso disappunto per la sua presenza. Nulla che esca dal perimetro della libera espressione civile, ma un segnale che l’evento potrebbe non essere neutro nel suo impatto pubblico.
A rendere il quadro più articolato entra poi un elemento di cronaca e politica, che negli ultimi mesi ha attraversato il dibattito mediatico italiano.
Tra i nomi finiti sotto i riflettori c’è quello di Mohammad Hannoun, figura di riferimento di associazioni pro-palestinesi in Italia, oggi coinvolto in un’inchiesta giudiziaria su presunti flussi di finanziamento verso Hamas — un procedimento che, è bene ricordarlo, è ancora nella fase delle contestazioni e non delle sentenze.
Il legame con Di Battista non è giudiziario, ma documentale e pubblico: nel gennaio 2023, Di Battista ha partecipato a una missione umanitaria e politica insieme a Hannoun e ad esponenti di associazioni di solidarietà nei campi profughi palestinesi in Libano — tra Sidone, ‘Ain el-Hilweh, Sabra e Chatila — e successivamente in aree del sud della Turchia colpite dalla crisi umanitaria. Un viaggio raccontato all’epoca come esperienza di testimonianza e solidarietà, ma che oggi viene riletto da alcuni osservatori alla luce delle successive indagini e delle tensioni internazionali che coinvolgono Medio Oriente e Russia.
Non esistono, allo stato attuale, collegamenti giudiziari tra questa missione, l’inchiesta su Hannoun e l’evento previsto a San Marino. Ma esiste un piano diverso, più sottile e più politico: quello della percezione pubblica.
Ed è proprio la percezione a sollevare interrogativi.
È opportuno, si chiedono alcuni lettori, che San Marino diventi — anche solo simbolicamente — una tappa dentro un circuito di eventi che, altrove, hanno generato proteste, polarizzazione e letture politiche contrapposte? Oppure la forza della Repubblica sta proprio nel dimostrare che qui il confronto può restare civile, anche quando le idee sono scomode e i protagonisti divisivi?
La domanda resta aperta. E forse è giusto che lo sia.
Perché il cuore di questa riflessione non è Di Battista, non è Hannoun, non sono le inchieste o le proteste. Il cuore è San Marino stesso.
Una Repubblica che ha costruito la propria storia sulla libertà, ma anche sulla misura, sull’equilibrio, sulla capacità di non diventare mai terreno di scontro tra narrazioni che nascono altrove e che altrove consumano le loro battaglie.
Ospitare un autore significa aprire uno spazio di parola. Ma custodire una Repubblica significa anche chiedersi, ogni volta, che tipo di eco quella parola produrrà oltre le mura della sala e oltre i confini del Paese. Casi recentissimi hanno dimostrato l’impegno verso questa responsabilità.
Forse, allora, la vera notizia non è se l’evento si terrà o se verrà contestato.
La vera notizia è che, ancora una volta, San Marino si trova davanti a una scelta antica e modernissima insieme: essere solo un luogo che ospita voci, o un luogo che riflette su ciò che quelle voci diventano nel mondo che le ascolta.
E porsi questa domanda, oggi, non è polemica.
È, semplicemente, esercizio di libertà e responsabilità verso la Repubblica.




