La tensione torna a salire a Minneapolis dopo l’uccisione di un uomo durante un’operazione delle forze federali. La vittima è Alex Jeffrey Pretti, cittadino statunitense di 37 anni, infermiere di terapia intensiva in servizio presso il Dipartimento per i Veterani. L’episodio ha riacceso le proteste in città e alimentato un acceso confronto politico a livello nazionale.
Secondo la ricostruzione fornita dal governo degli Stati Uniti, Pretti si sarebbe avvicinato agli agenti federali armato e con atteggiamento ostile, circostanza che avrebbe portato all’intervento armato. Tuttavia, video diffusi online e testimonianze oculari sembrano fornire una versione differente dei fatti, sollevando dubbi sulla dinamica ufficiale della sparatoria.
La vicenda ha avuto immediate ripercussioni istituzionali. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha chiesto al presidente Donald Trump di porre fine alle operazioni federali in corso, mentre il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha richiesto il supporto della Guardia Nazionale per contenere le tensioni e garantire l’ordine pubblico. Sul piano politico nazionale, il governatore della California Gavin Newsom ha invocato le dimissioni del segretario alla Sicurezza Interna Kristi Noem e il licenziamento di Gregory Bovino, alto funzionario della polizia di frontiera, contestando la gestione delle operazioni contro l’immigrazione.
Le autorità federali hanno sostenuto che Pretti fosse in possesso di una pistola semiautomatica calibro 9 millimetri, modello Sig Sauer P320. Tuttavia, secondo quanto riportato da media statunitensi, non è stato dimostrato in modo definitivo che l’arma mostrata in immagini diffuse successivamente appartenesse effettivamente alla vittima. Lo stesso modello risulta infatti ampiamente in dotazione alle forze dell’ordine federali, statali e locali, inclusi gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement.
Una dichiarazione giurata di un testimone oculare, che ha ripreso la scena, riferisce di non aver visto Pretti armato prima degli spari. La testimonianza descrive l’uomo mentre tentava di aiutare una donna caduta a terra durante l’intervento degli agenti, senza opporre resistenza, prima di essere immobilizzato e colpito. La dichiarazione è stata citata dal Guardian sulla base di documenti pubblicati dall’American Immigration Council, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti dei migranti.
I familiari di Pretti lo descrivono come una persona profondamente impegnata sul piano umano e sociale, turbata dalle recenti politiche sull’immigrazione adottate dall’amministrazione Trump. Appassionato di attività all’aria aperta, aveva preso parte alle proteste scoppiate a inizio gennaio dopo l’uccisione di Renee Good, avvenuta anch’essa durante un’operazione dell’ICE. Secondo la famiglia, la partecipazione alle manifestazioni era per lui una forma di solidarietà civile.
Alex Pretti era nato in Illinois e risiedeva nel Midwest. I documenti giudiziari indicano che non aveva precedenti penali, ad eccezione di alcune infrazioni stradali. I genitori, residenti in Wisconsin, avevano recentemente espresso preoccupazione per la sua sicurezza durante le proteste, invitandolo alla prudenza.
L’episodio di Minneapolis si inserisce in un contesto di forte polarizzazione sul tema delle operazioni federali e delle politiche migratorie, con conseguenze che continuano a riflettersi sia sul piano dell’ordine pubblico sia su quello del dibattito politico nazionale.




