La tragedia di Crans-Montana — l’esplosione e l’incendio al bar Le Constellation nella notte di Capodanno, costata la vita ad almeno 40 persone e ferendo più di 100 tra cui anche italiani — è stata una ferita profonda non solo per le vittime e le famiglie, ma anche per i rapporti istituzionali tra Italia e Svizzera. 
E ora, a tre settimane di distanza da quei fatti drammatici, la decisione del Tribunale del Cantone Vallese di concedere la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, il proprietario del locale indagato per omicidio colposo, lesioni personali e incendio colposo, ha scatenato una reazione durissima da parte delle autorità italiane. 
Il motivo è chiaro: la scelta del tribunale — che ha permesso a Moretti di lasciare il carcere dopo il versamento di 200.000 franchi svizzeri e con l’obbligo di presentarsi quotidianamente alle autorità — è stata percepita come una ferita aperta alla giustizia e al sentimento delle famiglie delle vittime. 
Tajani: indignazione e richiesta di chiarimenti
Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, non ha usato mezzi termini. Parlando con i giornalisti dalla Farnesina, ha definito la decisione “inaccettabile” e un’offesa non solo alla memoria delle vittime ma al “sentimento di tutto il popolo italiano e non solo”. Tajani ha anche espresso dubbi sulla solidità dell’inchiesta e sulla capacità del Cantone Vallese di condurre un procedimento giudiziario all’altezza della gravità dei fatti, tanto da proporre — come ipotesi — di trasferire l’indagine ad un’altra magistratura elvetica per garantire imparzialità e rigore. 
«Ci chiediamo chi abbia pagato questa cauzione, visto il profilo dell’indagato», ha aggiunto il ministro, paventando il rischio che Moretti possa tentare la fuga e sottolineando che, stando alle autorità vallesi, l’uomo non avrebbe legami stabili con il Cantone. 
La reazione dal fronte italiano e i riflessi diplomatici
L’indignazione del governo italiano non nasce solo da motivazioni emotive, ma riflette un profondo sospetto: quello che il sistema giudiziario del Vallese abbia gestito la vicenda con criteri troppo morbidi rispetto alla portata del disastro e alle aspettative di giustizia delle famiglie delle vittime. 
Il caso ha già prodotto un gesto inedito: l’Italia ha richiamato l’ambasciatore a Berna per consultazioni, una mossa che segnala come la questione sia diventata un nodo diplomático di primo piano tra i due Stati europei. 
Una vicenda che va oltre il singolo episodio
Quello che sta emergendo da questa vicenda è un nodo politico e giuridico più profondo: qual è il confine tra sovranità giudiziaria di un Cantone elvetico e le aspettative di giustizia di uno Stato vicino e coinvolto da una tragedia con vittime straniere? E fino a che punto decisioni così delicate possono essere prese senza mettere in discussione la fiducia nelle istituzioni giudiziarie? 
La voce dell’Italia, forte e critica, non è che l’inizio di un confronto che potrebbe arrivare fino alle corti federali svizzere. E mentre la diplomazia di Roma chiede più trasparenza e rigore, resta aperta la domanda su come i sistemi giudiziari europei possano trovare un terreno comune di credibilità quando eventi così drammatici travolgono le aspettative dei cittadini.




