San Marino torna a guardarsi allo specchio della realtà mediatica nazionale con una domanda che brucia: abbiamo strumenti normativi adeguati per difendere l’informazione libera e corretta? L’Autorità Garante per l’Informazione, nel suo ultimo rapporto annuale, ha lanciato un avvertimento chiaro e senza fronzoli: è ormai indispensabile rafforzare il quadro normativo che regola l’informazione nella Repubblica. E non per imbavagliare qualcuno, ma per garantire correttezza, parità di trattamento e responsabilità nel settore mediatico. 
Nel cuore della sua relazione 2025, pubblicata proprio il giorno dopo il caldo dibattito consiliare sulla disinformazione, l’Autorità sottolinea che l’informazione non può rimanere soggetta a regole antiquate o compassate. Non si tratta di conformismi o “museruole”, come si afferma testualmente, ma di definire norme chiare che prevedano anche sanzioni in caso di violazioni delle regole di legge o di deontologia professionale, per chiunque svolga qualsiasi attività informativa o giornalistica. 
Quel richiamo non è un gesto simbolico né un cigolio burocratico: va letto nel contesto di pressioni sempre più forti sulla qualità e sull’imparzialità dell’informazione. Non solo per le sfide globali e i rischi di disinformazione che arrivano dall’estero, ma anche per le tensioni interne legate a ricostruzioni mediatiche controverse e prese di posizione di alcuni organi di informazione che, secondo il Governo, mirano a screditare istituzioni e processi decisionali. 
L’Autorità — presieduta da Francesco Lucio Bongarrà con un team di esperti al suo fianco — ha fatto il punto su 15 sedute del consiglio, molte delle quali dedicate a questioni legate allo stato dell’editoria e alla copertura di fatti di cronaca da parte dei media. All’interno di questa cornice, è stato messo in evidenza anche il ruolo di trasparenza dei finanziamenti alle testate, pubblicati regolarmente sul sito dell’Autorità. 
Inoltre, è stata presa nota con favore della decisione del Congresso di Stato di aumentare le provvidenze al settore informativo, una misura che però da sola non basta, secondo l’Autorità, a fronteggiare le sfide odierne. 
L’appello, netto e senza ambiguità, è per un ulteriore intervento normativo che rafforzi i principi alla base del diritto all’informazione — già regolato dalla Legge 8 marzo 2023 n. 40 — e che si traduca in regole più chiare, efficaci e capaci di difendere il pluralismo, la correttezza e la credibilità dell’informazione pubblico-privata e digitale. 
Questo sviluppo cade in un momento cruciale: la discussione sul ruolo dell’informazione e sui confini tra libertà di stampa, responsabilità editoriale e interesse pubblico è tornata al centro del dibattito politico sammarinese, con voci interne che contestano ricostruzioni giornalistiche giudicate distorte e il Governo che ribadisce la necessità di proteggere l’azione istituzionale da campagne mediatiche divisive. 
In un’epoca in cui la credibilità delle informazioni è messa alla prova da narrative polarizzate, blog virali e social network senza freni, San Marino sembra avviarsi verso una scelta difficile ma cruciale: disegnare regole chiare, trasparenti e condivise per un’informazione che sia realmente libera, responsabile e all’altezza delle sfide del nostro tempo.




