Caso pedofilo, Enrico Carattoni (RF): «Senza una commissione d’inchiesta parlamentare si mette solo la polvere sotto il tappeto»

da | 23 Gen 2026

Il consigliere Enrico Carattoni (Repubblica Futura) ha spiegato che il progetto di legge qualificata per l’istituzione di una commissione di inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative nella gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori nasce dall’esigenza di chiarire i fatti legati alle modalità con cui è stata trattata la vicenda di un cittadino sammarinese condannato in via definitiva per reati a sfondo sessuale in danno di minore, per il quale l’Italia aveva avanzato richiesta di estradizione. Ha sottolineato che i fatti oggetto del progetto di legge avevano generato una forte indignazione nell’opinione pubblica.

Ha precisato che la commissione di inchiesta avrebbe dovuto accertare in quali tempi le autorità della Repubblica di San Marino fossero venute a conoscenza della condanna definitiva del soggetto, successivamente arrestato all’estero, e se lo stesso avesse precedenti specifici. Avrebbe inoltre dovuto chiarire se il Congresso di Stato e il Segretario di Stato per la Giustizia avessero operato con tempestività e nel rispetto delle norme vigenti e se le relazioni e i documenti prodotti nel corso dei dibattiti consiliari corrispondessero al reale svolgimento dei fatti.

Carattoni ha affermato che il progetto di legge scaturiva da un’esigenza forte emersa a seguito dei fatti dello scorso agosto, quando era diventato noto l’arresto in Italia di un cittadino sammarinese condannato in via definitiva per reati gravissimi a sfondo sessuale in danno di minori. Ha riferito che, almeno per quanto riguardava il suo gruppo consiliare, era emerso che l’Italia aveva presentato una richiesta di estradizione già da tempo e che l’iter giudiziario sviluppatosi nei quattro o cinque anni precedenti all’arresto non aveva suscitato alcuna reazione o perplessità da parte delle autorità sammarinesi.

Ha ricordato che, a seguito della forte presa di posizione delle opposizioni e anche della cittadinanza, che aveva promosso una protesta pacifica davanti a Palazzo Pubblico, nel dibattito consiliare del 15 settembre il Segretario di Stato per la Giustizia era intervenuto con una relazione volta a colmare le numerose lacune denunciate. Tuttavia, ha osservato che, analizzando quella relazione insieme al referente del gruppo in Commissione Giustizia, era emerso che quanto riferito dal Segretario in Commissione e quanto dichiarato in Consiglio costituivano due versioni differenti, rendendo necessarie verifiche per accertare se i fatti si fossero realmente svolti nelle modalità descritte.

Il consigliere ha poi evidenziato un ulteriore tema di estrema rilevanza, relativo alle ragioni di una grave inerzia durata oltre un mese, periodo nel quale le autorità della Repubblica di San Marino non avevano adottato alcuna misura per impedire che la persona continuasse a circolare liberamente. A questo si aggiungeva una questione ancora più grave, rappresentata dall’impiego lavorativo del soggetto, che prestava servizio nelle scuole come cuoco e aveva continuato a svolgere tale mansione fino al giorno dell’arresto, senza che fosse disposto alcun allontanamento o provvedimento cautelare. Secondo Carattoni, la Repubblica di San Marino si era comportata come se quella persona non avesse alcun pregiudizio nel lavorare a contatto con minori e nel muoversi liberamente sul territorio.

Ha affermato che, da un lato, appariva evidente il tentativo del Segretario di Stato Canti di autoassolversi, forse anche in modo comprensibile, ma che, dall’altro lato, risultavano altrettanto evidenti responsabilità di natura colposa nel suo operato, legate ai tempi, alle modalità e a un’inerzia definita raccapricciante. Ha aggiunto che non poteva essere lo stesso Segretario né il Congresso di Stato ad autoassolversi, né poteva essere sufficiente una relazione del Tribunale che, a suo giudizio, tendeva a scaricare le responsabilità. Per tali ragioni, ha sostenuto che fosse necessaria una commissione di inchiesta parlamentare, in quanto unico organismo previsto dall’ordinamento con poteri effettivi, prerogative, sanzioni e conseguenze per chi fornisce dichiarazioni non veritiere.

Carattoni ha criticato la scelta del Governo di reagire al dibattito ponendosi sulla difensiva e proponendo una commissione amministrativa che, a suo avviso, non esiste nell’ordinamento sammarinese ed è priva di qualsiasi potere reale. Ha definito tale soluzione inutile, incapace di accedere ai documenti, priva di forza vincolante e impossibilitata a imporre obblighi agli uffici pubblici, in quanto fondata esclusivamente su un atto di indirizzo politico. Ha aggiunto che, se davvero non vi fosse nulla da nascondere e nulla da temere, sarebbe stato lo stesso Segretario di Stato a dover proporre l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare tramite legge qualificata.

Secondo il consigliere, opporsi a una commissione di inchiesta significava avere paura e qualcosa da nascondere. Ha posto una serie di interrogativi, chiedendo quale fosse il problema nel verificare la veridicità di quanto riferito il 15 settembre, nel chiarire se vi fossero state inerzie da parte del Congresso di Stato, del Tribunale, degli uffici pubblici e dell’amministrazione nel suo complesso, e nel comprendere se, nei quattro anni precedenti all’arresto, qualche autorità fosse già a conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale per reati a sfondo sessuale.

Ha concluso affermando che solo una commissione di inchiesta parlamentare avrebbe potuto fornire risposte a tali domande e che ogni altra soluzione rappresentava un tentativo di inventare strumenti inesistenti nell’ordinamento, con il solo scopo di creare confusione e diluire le responsabilità senza chiarire nulla. Ha ribadito che la scelta era netta: o si intendeva mettere la polvere sotto il tappeto ed evitare un confronto serio su fatti gravissimi, oppure si voleva fare piena chiarezza. I fatti gravi, a suo giudizio, non riguardavano solo i reati commessi dalla persona condannata, ma anche l’inadeguatezza dell’amministrazione e della giustizia della Repubblica di San Marino nella gestione di un caso tanto delicato. Ha infine sostenuto che chiunque si opponesse a questo progetto di legge dimostrava, di fatto, di avere qualcosa da nascondere.

Condividi su:

Puoi leggere questo articolo gratuitamente grazie al contributo di

Articoli correlati

Panoramica privacy
Insider.sm

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni essenziali, come riconoscerti quando torni sul nostro sito e aiutare il nostro team a capire quali sezioni trovi più interessanti e utili.

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.