Nella serata del 22 gennaio i lavori del Consiglio Grande e Generale si soffermano sul comma 9: ratifica dei Decreti-Legge e Decreti-Delegati. Dopo il via libera al Decreto n.148 “Disposizioni per l’implementazione della digitalizzazione degli atti giudiziaria”, si passa al Decreto legge n.154 “Introduzione straordinaria e temporanea del permesso di soggiorno provvisorio per emergenza Palestina” che alcune polemiche aveva suscitato alla vigilia. L’Aula si mostra compatta nella difesa del provvedimento, anche se sono gli emendamenti a segnare la spaccatura tra maggioranza e opposizione.
Luca Beccari, Segretario di Stato agli Affari Esteri, chiarisce fin dall’inizio che il provvedimento si inserisce in una tradizione consolidata di San Marino, richiamando l’esperienza recente dell’accoglienza dei profughi ucraini e spiegando che il decreto nasce da un mandato preciso del Consiglio per dare una risposta concreta, non simbolica, a una popolazione che continua a vivere “in condizioni disumane” a causa del conflitto a Gaza. Beccari sottolinea che si tratta di un modello sostenibile, con numeri limitati, misure minime di sostegno sanitario e scolastico, ribadendo con forza che “non c’è alcun parallelo con altri dossier” e che nessuno obbliga San Marino a fare questa scelta, se non la propria coscienza politica e istituzionale. Respinge nettamente ogni allusione che assimili i palestinesi a un rischio per la sicurezza o addirittura al terrorismo, definendo queste letture inaccettabili e incompatibili con la storia e i valori del Paese, e afferma che l’accoglienza non sottrae risorse alle politiche sociali interne ma rappresenta un atto coerente con il ruolo internazionale di San Marino e con la sua “millenaria tradizione di accoglienza”. Ilaria Baciocchi (PSD) rafforza questa linea affermando che accogliere non è assistenzialismo ma “una scelta che misura la coerenza di una comunità con i principi che dice di avere”, ricordando che la dignità umana “non può valere a intermittenza” e che la dimensione ridotta di San Marino “non è mai stata un alibi per sottrarci alle responsabilità”. Matteo Zeppa (Rete) dichiara una “assoluta condivisione” dell’impianto del decreto ma accusa gli emendamenti di tradirne lo spirito, ricordando che trenta permessi incidono per appena “lo 0,08 per cento” e parlando apertamente di “un problema di razzismo legato all’etnia e alla religione”. Contesta la scomparsa del riferimento all’unità familiare e la scadenza fissa al 30 giugno 2027, chiedendo cosa accadrà a persone che “nel frattempo si integrano a San Marino” e domandando senza giri di parole “di cosa avete avuto paura? Di qualcuno che scrive sui social? Si abdica a questo ruolo per cosa? Per il timore di perdere consensi?”.
Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini sostiene che Beccari “deve sentirsi orgoglioso” di portare in Aula un provvedimento di questo tipo dicendosi “stupito, anzi infastidito” dai toni del dibattito pubblico, condividendo l’idea che esista “una minoranza, per fortuna limitata, che vive in un mondo prettamente razzista”. Richiama la memoria storica della Repubblica, dall’accoglienza di oltre 330 ucraini fino al dopoguerra e conclude che sarebbe paradossale scandalizzarsi oggi per “una trentina di persone”, ribadendo che San Marino “per storia, tradizione e cultura, è e rimane un Paese accogliente e solidale”. Giuseppe Maria Morganti (Libera) richiama il riconoscimento dello Stato di Palestina come “una decisione di grande coraggio” e sottolinea che San Marino ha dimostrato di avere “una propria politica estera gestita in maniera autonoma e indipendente”. Respinge le critiche parlando di strumentalizzazioni e “fake news”, chiarendo che “non è vero che non ci sarà più disponibilità di immobili pubblici” e che “non è vero che verranno smembrate le famiglie”. Massimo Andrea Ugolini (PDCS) replica in modo diretto a Zeppa, sostenendo che si è cercato di “trovare questioni di carattere politico in un’azione di natura umanitaria che non ha nulla di politico”. Respinge anche le accuse sugli emendamenti, spiegando che scadenze e autorizzazioni non riducono l’accoglienza: “la volontà è chiara – conclude – l’assistenza e l’azione solidaristica umanitaria o si fanno o non si fanno, e con questi emendamenti si rimane pienamente in linea con questo obiettivo”.
Antonella Mularoni (RF) cita il lavoro già svolto con il Collettivo per la Palestina per individuare alloggi e persone da accogliere, definendo incoerente la scelta di escludere gli alloggi pubblici. Critica anche la scadenza rigida al 30 giugno 2027 e avverte che così si rischia di “incoraggiare chi fomenta campagne di odio e di intolleranza”. “Io mi vergogno – conclude – di fronte ad alcuni degli emendamenti che avete presentato”. Giovanni Zonzini (Rete) accusa una parte della maggioranza di aver scelto di “assecondare pulsioni xenofobe e razziste emerse nel Paese”, forse “per paura di perdere qualche preferenza. Contesta inoltre la scelta di dare priorità a persone già prese in carico da strutture estere, domandando se si stia davvero privilegiando chi è “già al sicuro” rispetto a chi “oggi è ancora sotto le bombe”.
Giulia Muratori (Libera) inquadra il decreto come risposta a “un’urgenza morale, prima ancora che politica”, in un contesto internazionale che continua a produrre “vittime civili, violazioni del diritto internazionale e una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche”. Esprime forte preoccupazione per il clima interno al Paese, parlando di “narrazioni allarmistiche e generalizzazioni pericolose”. Enrico Carattoni (RF) riconosce al Segretario Beccari di aver portato San Marino a “passi in avanti così rilevanti” sulla questione palestinese, ma denuncia che sul decreto lo slancio si sia arrestato per effetto di “una piccolissima fetta di popolazione”. Sostiene che senza “una spinta xenofoba e razzista” gli emendamenti non sarebbero esistiti o sarebbero stati marginali e li definisce peggiorativi perché limitano l’accoglienza.
Tommaso Rossini (PSD) condanna senza esitazioni “quelle poche, pochissime persone che in questi giorni si sono macchiate di razzismo e xenofobia” ed esprime solidarietà a Beccari per le “infamie personali gratuite” subite. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) richiama la continuità storica dell’accoglienza sammarinese, osservando che ogni esperienza ha avuto i suoi “mal di pancia”. Sottolinea che il decreto mantiene un limite chiaro di “30 unità”, tutela sanitaria garantita e possibilità di lavoro, precisando che la scadenza seguirà, come in passato, “l’andamento del conflitto”. “Io mi vergogno di quegli atti di intolleranza” afferma Guerrino Zanotti (Libera), riconoscendo che, pur limitati, hanno comunque “condizionato il dibattito”. Ribadisce che accogliere chi fugge da condizioni “disumane” resta un dovere morale e si dice “convintamente orgoglioso di questo decreto”, nonostante le modifiche introdotte.
Gaetano Troina (D-ML) critica duramente la gestione comunicativa del Governo, parlando di “errore grave”, e avverte che l’accoglienza “non si fa con i cavilli” né scegliendo chi accogliere, perché altrimenti “non è ospitalità ma selezione”, denunciando confusione anche sul reale stato degli alloggi pubblici. “Non spiegare ai cittadini le ragioni di determinate scelte ha inevitabilmente prodotto confusione, timori e paure, come purtroppo accade spesso quando su temi sensibili manca una comunicazione adeguata” dice Troina. Carlotta Andruccioli (D-ML) riconosce che San Marino, per storia e cultura, è in grado di accogliere “persone che vivono situazioni drammatiche”, invitando però la politica a spiegare meglio il decreto prima di bollare i dubbi come xenofobia. Evidenzia che tra dicembre e oggi c’è stato “un cambio di impostazione” che ha modificato requisiti e finalità dell’accoglienza, osservando che presentare un testo e poi “emendamenti che ne stravolgono l’impianto” non restituisce l’immagine di “un percorso davvero solido e condiviso”.




