Gian Carlo Venturini (Pdcs): «Nessuno ha mai proposto un’alternativa credibile all’Accordo di associazione»

da | 21 Gen 2026

Gian Carlo Venturini (Pdcs): Vorrei proporre alcune brevi considerazioni senza ripetere concetti già espressi, dato che ormai in ogni consiglio discutiamo dell’importanza dell’accordo di associazione, un tema che ritengo fuori discussione per quasi tutti, eccetto forse per alcuni esponenti di Motus o per il collega Dolcini. L’importanza di questo strumento è evidente non perché manchino alternative, ma perché nessuno ha saputo proporre un’alternativa valida allo sviluppo e alla crescita del Paese. È fondamentale ricordare che questo è un accordo di associazione e non di adesione: la Democrazia Cristiana non era favorevole all’adesione nel 2013, ma sostiene l’associazione poiché temi come la politica fiscale, estera e migratoria rimangono fuori dalla competenza europea. San Marino rimarrà un Paese terzo ma con un accordo di collaborazione fondamentale per la competitività delle imprese e le opportunità per i nostri giovani, che altrimenti verrebbero sempre considerati extracomunitari all’estero. Anche se non fossimo membri, dovremmo comunque recepire moltissime direttive: se non fossimo nel circuito SEPA non potremmo nemmeno fare un bonifico a Rimini. Dal 2005 abbiamo già recepito 165 normative per permettere alle nostre banche di operare. Lo stesso vale per i rifiuti: o li gestiamo internamente o dobbiamo recepire le direttive comunitarie anche solo per trasportarli a Bologna o Cerasolo. Dopo dieci anni di trattative siamo finalmente vicini alla firma e mi sembra che più ci avviciniamo al traguardo, più qualcuno lavori sottobanco per il contrario. Mi è dispiaciuto che in Commissione Mista non si sia arrivati a firmare un documento comune, un manifesto a sostegno dell’accordo, nonostante a parole tutti si dicano concordi. L’Inghilterra è uscita e ora cerca modi per collaborare, mentre noi che abbiamo lavorato con dedizione per dieci anni sembriamo perderci in chiacchiere. Il vero lavoro inizierà domani, quando dovremo attuare l’accordo e sfruttarne le opportunità. Rimanere fuori significherebbe condannare le nostre aziende e i nostri giovani all’immobilità. Trovo pretestuoso usare la questione umanitaria dei palestinesi per attaccare l’accordo, poiché i flussi migratori e la politica estera sono esclusi dal trattato di associazione. Le residenze sono state contingentate esattamente come fatto da altri Paesi con risultati positivi. Smettiamo di parlarci addosso e iniziamo a essere concreti.

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