Segretario di Stato Marco Gatti: Intervengo perché, da qualche tempo, stiamo assistendo alla pubblicazione di una serie di articoli di stampa che riportano notizie imprecise, se non addirittura false, in merito alla vicenda legata al tentativo di investimento in Banca di San Marino da parte di un imprenditore bulgaro. Viene spontaneo pensare che tali articoli siano in qualche modo sponsorizzati da quel medesimo imprenditore. Anche l’articolo pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano contiene numerose imprecisioni e, in alcuni passaggi, vere e proprie falsità. Si tratta di una narrazione che tende a denigrare il Paese rispetto a un’attività giudiziaria tuttora in corso. È bene chiarire che, al di là di ogni valutazione giornalistica, chiunque ritenga di dover ottenere spiegazioni può rivolgersi al Tribunale: sarà poi il Tribunale a fornire le risposte nei tempi e nei modi previsti. Attualmente ci troviamo in una fase istruttoria relativa a reati contestati in relazione alla compravendita di azioni da parte di questo gruppo imprenditoriale nei confronti dell’ente. Si tratta di atti coperti da segreto istruttorio: non vi è stato né rinvio a giudizio né archiviazione. È stato riferito del blocco di alcuni fondi, ma è falso affermare che tali somme siano tuttora contabilizzate tra gli attivi della Banca di San Marino. La normativa interna prevede infatti che i fondi sottoposti a sequestro conservativo vengano trasferiti presso Banca Centrale. Pertanto, qualora vi sia stato un sequestro, quei denari non sono più nella disponibilità della banca, ma sono depositati presso Banca Centrale. Al termine dell’indagine sarà la magistratura a stabilire se tali somme dovranno essere restituite – e quindi torneranno nella disponibilità del correntista tramite Banca di San Marino – oppure se dovranno avere una diversa destinazione. In questa fase, dunque, tutto è nelle mani dell’autorità giudiziaria. Dispiace constatare che testate giornalistiche di rilievo nazionale non svolgano un adeguato approfondimento. Un conto è riportare una notizia di parte, un altro è fare giornalismo serio, verificando le fonti e ascoltando tutte le versioni. Da una testata come Il Fatto Quotidiano ci si aspetterebbe, come avvenuto invece da parte di altre testate, un confronto anche con il Paese, con la Segreteria competente o con le controparti istituzionali. Come Governo siamo in attesa, come tutti, e auspichiamo che la magistratura possa concludere al più presto l’attività istruttoria, così da fornire un quadro chiaro e definitivo della vicenda. Al momento, essa appare riconducibile a un fatto di natura privata e questo, sotto un certo profilo, è un elemento di rassicurazione, poiché spesso si è insinuata l’idea di un coinvolgimento politico che, allo stato attuale, non trova alcun riscontro: la politica, in questa vicenda, non ha nulla a che vedere. Un ultimo passaggio riguarda la situazione internazionale. Si è parlato del Venezuela, ma purtroppo il mondo è attraversato da numerosi conflitti. Mi ritrovo molto nell’intervento del collega Beccari: la vera preoccupazione non è tanto il singolo evento o il singolo teatro di crisi, quanto il fatto che gli organismi internazionali stiano progressivamente venendo superati da prese di posizione unilaterali da parte delle grandi potenze. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, rappresenterebbe un fattore estremamente pericoloso per l’equilibrio mondiale. Per questo ritengo che San Marino debba continuare a lavorare con determinazione per riportare il confronto all’interno delle sedi multilaterali, favorendo il dialogo e la composizione delle controversie attraverso quegli organismi. È importante non lasciarsi trascinare nel sostegno automatico di una parte contro l’altra, perché spesso la realtà dei conflitti è complessa e le responsabilità non stanno mai interamente da un solo lato. Tuttavia, ciò che deve essere fermamente respinto è il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie. È questa la deriva più grave, ed è su questo terreno che San Marino deve continuare a far sentire con chiarezza la propria voce.
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