Segretario di Stato Luca Beccari: Una comunicazione veloce: domani, insieme a una delegazione di colleghi di Governo e di funzionari, saremo a Bologna per la firma del protocollo modificativo dell’accordo di cooperazione con la Regione Emilia-Romagna, su temi che riguardano la collaborazione in ambiti quali sanità, lavoro, viabilità, infrastrutture, sport, turismo e altro ancora. Si tratta del frutto di diversi incontri svolti a San Marino e che oggi si traducono in una nuova intesa, capace di proiettarci in avanti sulle attività di cooperazione con una delle regioni per noi più prossime – insieme alle Marche – con cui abbiamo interconnessioni economiche e sociali di grande rilievo. Questo passaggio aprirà una nuova pagina nei rapporti, già buoni e proficui, tra la Repubblica di San Marino e la Regione Emilia-Romagna. Vorrei poi soffermarmi un momento sul tema della vicenda venezuelana. Oggi, guardando ciò che accade attraverso le fonti di informazione, vediamo sostanzialmente due elementi. Da una parte, un Paese – il Venezuela – che anche questa aula ha già attenzionato: un anno fa, il Consiglio o la Commissione Affari Esteri si è espressa con un ordine del giorno molto puntuale, denunciando una serie di presunte violazioni avvenute dopo le elezioni, con arresti e violazioni dei diritti umani. Da questo punto di vista, dunque, vediamo un Paese che appare in qualche modo “liberato” da un regime dittatoriale. Dall’altra, vediamo ciò che purtroppo osserviamo da tempo: a livello internazionale le sedi multilaterali non sono più, o stanno cessando di essere, il luogo nel quale maturano le decisioni cruciali per interventi nei confronti di altri Stati. In molti altri contesti, invece, gli organismi internazionali non riescono a trovare una sintesi, per via di meccanismi di veto o di regole di consenso che impediscono la creazione di una linea comune di azione rispetto a quelle che vengono ritenute violazioni, pericoli o minacce di varia natura. La politica estera, oggi, è caratterizzata da grandi sconvolgimenti, da un evidente riassetto degli equilibri globali, da una messa in discussione o rivisitazione di alleanze storiche. È, quindi, un contesto internazionale non facile e non di immediata lettura. Noi siamo certamente un Paese che non smetterà mai di riconoscere l’importanza del diritto internazionale e, soprattutto, del multilateralismo come sede naturale per la risoluzione delle controversie. Sono due pilastri che portiamo avanti da sempre e che richiamiamo in ogni contesto. Sono convinto che continueremo a farlo, indipendentemente dall’invito che l’aula consiliare può rivolgere al Governo a mantenere tali posizioni sul piano internazionale. Per quanto riguarda l’ordine del giorno che è stato depositato, credo che, sebbene possa essere in parte comprensibile alla luce della grande confusione che caratterizza il quadro internazionale, non sia, per come è scritto e impostato, in linea con l’approccio che San Marino ha sempre tenuto: un approccio improntato alla moderazione, pur unito all’attenzione ai principi del diritto internazionale. Ritengo quindi giusto aprire un confronto su questo tema. So che si sta lavorando a versioni alternative del testo e non nego la mia disponibilità a collaborare su una proposta condivisa. Tuttavia, credo che su una vicenda come quella venezuelana occorra un approccio diverso, almeno nel tenore, rispetto a quanto oggi espresso. Questo senza sminuire le nostre prerogative, ma evitando due rischi opposti: da una parte, quello di spingere all’estremo, fino a “stressarlo”, il concetto della nostra neutralità o neutralità attiva; dall’altra, quello di reagire in modo opposto, producendo atti parlamentari che assumano contenuti e toni che non rispecchiano il nostro tradizionale stile di posizionamento. Credo che il nostro metodo debba restare simile a quello già adottato, ad esempio, sul riconoscimento dello Stato di Palestina: una posizione chiara, leggibile, centrata prima di tutto sulla tutela dei diritti umani e sulla protezione di una popolazione che soffre e subisce una guerra. Allo stesso tempo, quella posizione è stata mediata, calibrata, attenta a evitare effetti collaterali indesiderati: penso, per esempio, al rischio di trasformare la legittima difesa di un popolo in sofferenza in un messaggio che possa essere interpretato come una posizione puramente anti-israeliana, pur avendo condannato – in linea con quanto riconosciuto dalla comunità internazionale – ciò che sta avvenendo nella Striscia di Gaza. È su queste corde che dobbiamo continuare a lavorare, ed è su queste corde che dobbiamo confrontarci in quest’aula: ricercando il giusto posizionamento, ma ribadendo con forza i nostri principi e valori fondamentali. Ritengo, quindi, che si potrà aprire un confronto costruttivo e verificare, da qui a quando l’ordine del giorno verrà discusso, se esista la possibilità di trovare una sintesi che sia una corretta espressione della posizione della Repubblica di San Marino e di ciò che questo Paese vuole dire alla comunità internazionale.
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