Marco Mularoni (PDCS): Mi ricollego innanzitutto a quanto detto dalla consigliera Pelliccioni, soprattutto quando ha parlato di giovani e di una serie di mancanze legate ai luoghi di incontro. Credo che questo sia un punto da sottolineare con forza: oggi esiste davvero un problema giovanile perché non esistono più strutture o luoghi di aggregazione adeguati. Questo porta sempre di più i ragazzi a isolarsi e a rifugiarsi nella navigazione sul web. Oggi abbiamo un problema opposto rispetto a 20-30 anni fa: una volta c’era carenza di informazioni, oggi abbiamo troppe informazioni. Molto spesso non sono filtrate, non sono segnalate come attendibili, non esistono circuiti davvero sicuri. Proprio per questo i fatti degli ultimi giorni – dai tragici episodi della Spezia fino ai fatti di Capodanno – devono farci interrogare. Ma non solo sulla necessità di misure coercitive o preventive. Dobbiamo intervenire soprattutto su un aspetto fondamentale: quello culturale. Normalmente le trasformazioni culturali avvenivano nel corso di decenni, secoli. Oggi ci siamo trovati, nel giro di pochi anni, a cambiare radicalmente la nostra cultura. Questo cambiamento non è stato accompagnato da un percorso adeguato all’interno del sistema scolastico, capace di spiegare e guidare questo mutamento della società e della cultura. Credo quindi che noi, come Aula, come Governo, come consiglieri, dovremmo fare di più. Si dice spesso che i giovani sono il nostro futuro, e poi ci indigniamo per ciò che vediamo sui social – commenti, episodi, comportamenti – senza chiederci fino in fondo da dove vengono. Questo vale anche per la dimensione internazionale, per la geopolitica. Non mi metterò a fare un’analisi geopolitica in sette minuti, ma voglio riprendere alcuni elementi citati dai colleghi. Innanzitutto ringrazio il collega Giovagnoli per il suo intervento sull’Europa, in cui ha richiamato una serie di dati oggettivi. Molto spesso sentiamo parlare dell’Europa solo in termini negativi, vediamo sui social un susseguirsi di interventi contro “questa Europa”. L’Unione Europea ha certamente molte problematiche e molti aspetti su cui interrogarsi, ad esempio la politica estera. Però ci sono anche numeri e fatti concreti, che il consigliere ha ricordato in modo puntuale. Ne aggiungo uno: il Regno Unito, notizia di qualche settimana fa, è rientrato nel programma europeo Erasmus+. E questo è un segnale importante: spesso sono proprio la cultura e i giovani a muovere i primi passi. Sulla questione Iran, condivido l’impostazione e l’ordine del giorno presentato dal consigliere Morganti: assistiamo quotidianamente ad atti gravissimi di repressione e violenza, e le testimonianze dei giovani iraniani ci restituiscono una realtà durissima. Anche la questione del Venezuela è estremamente complessa. Devo dire che resto un po’ perplesso non tanto rispetto ai contenuti dell’ordine del giorno presentato da Libera, quanto per alcune dichiarazioni rivolte al Governo e al Segretario di Stato per gli Affari Esteri. Non spetta certo a me “difendere” il Segretario, ma credo che negli organismi multilaterali, da anni, stia portando avanti un messaggio coerente, anche con fatti concreti. Ricordo che la Repubblica di San Marino è stata, insieme ad altri Paesi europei, uno dei primi Stati a riconoscere lo Stato di Palestina, quando ancora oggi ci sono Paesi europei che non lo hanno fatto. Questo ci ha differenziato e ha contribuito a far riconoscere sempre più il ruolo del nostro Paese. Purtroppo il diritto internazionale è, come ogni diritto, un diritto scritto: perché sia rispettato, servono poi strumenti e organismi in grado di farlo valere. Ed è proprio questo il nodo a livello internazionale: ciò che è accaduto in Venezuela purtroppo accade da decenni in varie parti del mondo, in forme e modelli diversi. Noi non dobbiamo dimenticare la nostra zona di influenza, ciò che siamo stati e la nostra storia. Per questo, quando parliamo di geopolitica, dovremmo forse mettere da parte gli schemi puramente ideologici e basarci di più sulla nostra storia e sul contesto in cui viviamo. Per la Repubblica di San Marino, la centralità del diritto internazionale è vitale: come microstato, possiamo contare solo – o quasi – su quello. Non abbiamo eserciti, non abbiamo forza militare, non abbiamo grandi sfere di influenza, come i grandi Stati che ogni giorno pesano sugli equilibri mondiali. Dobbiamo quindi una parte fondamentale della nostra storia e della nostra sicurezza al diritto internazionale, e dobbiamo continuare a ribadirne la centralità negli organismi multilaterali. Mi unisco alla vicinanza espressa alla consigliera Savoretti e a suo figlio. Credo che il Segretario abbia fatto bene a venire qui, ad ammettere il proprio errore e a prendersi le responsabilità che gli competono. È un atto che non cancella quanto è accaduto, ma resta comunque un gesto di coraggio istituzionale che va riconosciuto. Ultimo punto, da cittadino di Montegiardino: la querelle che ho visto sui giornali relativa a Villa Filippi, palazzo storico e culturale del Castello. Credo che in questo caso vi sia stata una mancanza. Prima dell’emissione del bando sarebbe stato opportuno un confronto con la Giunta, con i corpi intermedi di Montegiardino, per spiegare che cosa si vuole fare a Villa Filippi e quale utilizzo si immagina per quella struttura. In assenza di questo confronto, la popolazione è stata comprensibilmente allarmata, perché non ha ben chiaro quali siano le finalità del progetto e quale futuro attenda quella casa storica. Chiedo quindi al Segretario competente, che è presente in Aula, di vigilare e monitorare con attenzione l’esito del bando e la destinazione di Villa Filippi, in modo che non venga abbandonata a logiche meramente speculative, per quanto comprensibili, ma che si tuteli il patrimonio culturale di cui fa parte. Villa Filippi non è solo un bene di Montegiardino, ma un patrimonio di tutta la Repubblica di San Marino.
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