Il mondo del calcio sammarinese oggi si ferma in un silenzio denso di gratitudine e di memoria. È venuto a mancare Oreste Pelliccioni, figura storica del nostro calcio, un uomo che non è stato solo un atleta o un tecnico, ma prima di tutto un riferimento, un punto di equilibrio e una presenza costante per generazioni di giocatori, dirigenti e appassionati.
La notizia della sua scomparsa pesa per quello che Pelliccioni rappresentava: non un nome scritto nelle luci della ribalta, ma un pilastro costruito sulla quotidianità, sul lavoro silenzioso, sulla dedizione totale al calcio e alla comunità che lo vive. Un uomo che ha fatto del rispetto per lo sport, delle persone e dei valori umani il tratto distintivo di una vita spesa sui campi, nei corridoi delle società, nelle riunioni tecniche e nei momenti di festa o difficoltà.
Per chi lo ha conosciuto, Pelliccioni non era solamente “un dirigente” o “un allenatore”: era un punto di riferimento, capace di ascoltare, di capire, di guidare senza mai togliere dignità a chi aveva di fronte. Era uno di quelli che, quando parlavi con lui, ti faceva sentire visto, non solo “uno della squadra”.
La sua eredità non si misura nei trofei conquistati o nelle classifiche, ma nelle relazioni che ha costruito, nelle carriere che ha accompagnato, nei giovani che ha aiutato a crescere non solo come calciatori, ma come uomini. Pelliccioni ha messo il cuore in un gioco che per molti è passione, per lui era missione.
In un microcosmo come quello della Repubblica, dove lo sport si intreccia con la quotidianità di una comunità che si conosce e si riconosce, la sua figura lascia un vuoto profondo. Eppure, in quel vuoto, resta viva una lezione: che il calcio è fatto prima di tutto di persone, di relazioni, di rispetto e di cura reciproca.
Ai familiari, agli amici, ai compagni di squadra e a tutti coloro che lo hanno incontrato lungo il cammino, va il pensiero e la vicinanza di chi sa quanto sia grande il segno di una persona così. Oreste Pelliccioni non sarà solo ricordato: sarà custodito nella memoria di chi ha visto in lui non solo un uomo di sport, ma un uomo di vita.
E mentre le cronache riportano date e circostanze, la comunità che ha vissuto con lui momenti di gioia e di fatica saprà custodire soprattutto la sua umanità, quella che va oltre ogni tribuna e ogni tabellone.
Ciao Oreste.
La Repubblica del calcio ti ringrazia.




