Da metà dicembre, in Via Gino Giacomini, anche Enzu ha abbassato le serrande. Un altro locale che chiude, un’altra luce che si spegne nel Castello di Città. Non è un caso isolato, non è un fulmine a ciel sereno: arriva dopo i saluti commossi di Walter e Lella, dopo la chiusura del Match Point, dopo una scia di attività che, una dopo l’altra, hanno deciso di fermarsi o di cedere il passo.
Eppure parliamo del cuore della Repubblica. La capitale. Il luogo dove batte il centro istituzionale, culturale e simbolico del Paese. Il Castello che ospita il principale polo dell’Università di San Marino, con i corsi di Design e Comunicazione Digital Media. Qui vivono, studiano, affittano casa, costruiscono sogni e progetti decine e decine di studenti. Giovani che cercano non solo aule e biblioteche, ma anche spazi di incontro, di socialità, di vita.
La domanda, oggi, è semplice e disarmante: a loro, cosa offriremo?
Un tempo, fino a non molti anni fa, Città era un intreccio vivo di bar, piccoli locali, punti di ritrovo, aperitivi che diventavano discussioni, idee che nascevano attorno a un tavolino, relazioni che prendevano forma sotto una luce calda e una musica di sottofondo. Non era solo consumo: era comunità. Era presidio sociale. Era quella trama invisibile che tiene insieme una capitale, soprattutto una capitale piccola, fragile, preziosa come San Marino.
La chiusura di Enzu non è solo una notizia commerciale. È un segnale. È un’altra tessera che si stacca da un mosaico che rischia di restare incompleto. Meno vetrine accese significa meno strade vissute. Meno locali significa meno occasioni di restare, di scegliere la Repubblica non solo come luogo di studio o di lavoro, ma come spazio di vita.
Città, oggi, sembra parlare con le saracinesche abbassate. E chi passa, che sia studente, residente o visitatore, ascolta quel rumore sordo che fa una porta quando si chiude per l’ultima volta.
Non è nostalgia sterile. È una riflessione necessaria. Perché una capitale senza luoghi di incontro non perde solo servizi: perde anima. E una Repubblica che vuole guardare al futuro deve chiedersi se sta creando le condizioni perché i giovani restino, tornino, investano, scommettano qui la loro storia.
Enzu se ne va. Walter e Lella hanno salutato. Il Match Point ha chiuso. Le domande restano. E forse, più che mai, chiedono risposte che vadano oltre la cronaca e arrivino alla visione.
Perché le città non muoiono di colpo. Si spengono piano, una luce alla volta. E il vero rischio, un giorno, è accorgersi che il buio è diventato normale.




