Iran, escalation nelle proteste e bilancio delle vittime in aumento

da | 12 Gen 2026

La repressione delle proteste in Iran avrebbe assunto dimensioni particolarmente gravi, con un numero di vittime che continuerebbe a crescere e migliaia di arresti segnalati in tutto il Paese. Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani e fonti dell’opposizione, nelle ultime settimane le manifestazioni sarebbero state represse con un uso massiccio della forza, provocando centinaia di morti e un numero imprecisato di feriti.

La Fondazione legata alla premio Nobel per la pace Narges Mohammadi denuncia un bilancio che arriverebbe ad almeno duemila manifestanti uccisi, mentre altre fonti forniscono dati più cauti ma comunque allarmanti. La Human Rights Activists News Agency (Hrana) riferisce di oltre 500 vittime accertate, precisando che molte segnalazioni sono ancora in fase di verifica. Tra i morti vi sarebbero anche minori e membri delle forze di sicurezza. Le persone arrestate supererebbero quota 10.600.

Le informazioni raccolte parlano di corpi ammassati negli ospedali, difficoltà per le famiglie nel riconoscere i propri cari e presunti ostacoli posti dalle autorità nel rilascio delle salme. Secondo quanto riportato, ai familiari verrebbe richiesto il pagamento di somme elevate per ottenere i corpi, mentre numerosi video circolati online mostrerebbero sacchi neri contenenti le vittime della repressione.

Sul piano internazionale, la crisi iraniana ha attirato l’attenzione degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump avrebbe fatto sapere che l’amministrazione americana sta valutando opzioni operative concrete, ritenendo la situazione particolarmente seria. Nei prossimi giorni sarebbe previsto un vertice alla Casa Bianca con i vertici della sicurezza nazionale e della diplomazia statunitense per esaminare l’evoluzione degli eventi.

Da Teheran, le autorità iraniane avvertono che un eventuale intervento militare statunitense avrebbe conseguenze dirette nella regione. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf avrebbe collegato la possibilità di una reazione iraniana a un ampliamento del conflitto, indicando come potenziali obiettivi Israele e le basi militari americane presenti nell’area.

Le proteste, giunte al sedicesimo giorno consecutivo, rappresentano secondo diversi osservatori una delle mobilitazioni più intense degli ultimi anni. Innescate inizialmente dal crollo della valuta e dalla crisi economica, si sarebbero rapidamente trasformate in una contestazione politica diretta contro il regime, richiamando per portata e radicalità il movimento esploso nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini.

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