Raid Usa e arresto di Maduro, la voce di Eden Montero: «Un’emozione travolgente e una speranza per il Venezuela»

da | 4 Gen 2026

La svolta impressa dal raid statunitense e dalla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro insieme alla moglie ha avuto un impatto emotivo profondo anche a migliaia di chilometri di distanza. Per Eden Montero, 49 anni, modella di origine venezuelana che da vent’anni divide la propria vita tra Rimini e San Marino, è stato un momento difficile da dimenticare. «È stato qualcosa di travolgente, un’emozione potentissima», racconta.

La sua storia è quella di una migrazione nata quasi per caso e poi trasformata in un nuovo percorso di vita. «Sono arrivata in Italia vent’anni fa per amore. Ero in vacanza all’isola di Margarita quando ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito. Lui viveva a Rimini, era di origine pugliese. Doveva essere una parentesi breve, invece nel 2007 ho deciso di fermarmi, ci siamo sposati e abbiamo condiviso anni belli, anche se poi le nostre strade si sono divise».

Già in Venezuela Eden lavorava nel mondo della moda, un’attività che ha continuato anche una volta trasferitasi in Europa. «Facevo la modella là e continuo a farlo ancora oggi. In parallelo ho conseguito anche una laurea come tecnico superiore in produzione industriale». Alle sue spalle, spiega, c’è una famiglia solida e istruita, cresciuta in un Paese che, quando lei lo ha lasciato, non era ancora precipitato nella crisi attuale. «Mio padre insegnava chimica, fisica e matematica, mio fratello era ingegnere elettricista. Provengo da una regione petrolifera, una delle più ricche del Venezuela, dove l’istruzione e il bilinguismo erano la normalità».

Da undici anni vive stabilmente a San Marino e guarda avanti con determinazione. «Tra un anno prenderò anche la cittadinanza sammarinese. Questo Paese mi ha dato molto e sento il bisogno di restituire qualcosa. Ma il legame con il Venezuela resta fortissimo: sogno di poter fare, un giorno, qualcosa anche per la mia terra. Se il cambiamento sarà reale, credo che in cinque o dieci anni il Paese potrà rialzarsi».

La notizia dell’arresto di Maduro l’ha sorpresa nel pieno della notte. «Sono rimasta incollata alle notizie dalle prime ore del mattino fino a notte fonda. La sensazione di vedere finalmente una possibilità di libertà per il mio Paese è stata la gioia più grande che abbia mai provato». Un sentimento che si intreccia con una speranza intima e familiare. «Ho una bambina di sei anni. Vorrei che potesse conoscere il Venezuela per quello che potrebbe essere davvero, un Paese libero e democratico. Mi piacerebbe che un domani potesse scegliere dove vivere, a San Marino o in Venezuela, ma con una scelta autentica, da cittadina libera».

Dietro l’entusiasmo c’è però anche il peso di una storia personale segnata dalle ritorsioni politiche. «La mia famiglia ha pagato un prezzo alto. Mio fratello lavorava come ingegnere in una grande compagnia elettrica ed era apertamente contrario al governo. Per questo è stato licenziato e gli è stato impedito di lavorare nel suo settore. Poi è morto durante il Covid». Per Eden, ciò che sta accadendo oggi va oltre la politica. «So che le mie parole possono sembrare forti, ma credo sia una questione di giustizia. Vorrei che anche in Italia si capisse davvero cosa ha vissuto il Venezuela. Finora ho percepito troppo silenzio e troppa ambiguità».

Nonostante tutto, lo sguardo resta rivolto al futuro. «Quando ci sarà una transizione seria e giusta, io tornerò. Vorrei già rientrare ad aprile, per il compleanno di mia madre. I miei genitori sono ancora là, mentre il resto della famiglia l’ho portato qui, al sicuro. È una ferita aperta, ma anche una promessa che continuo a portare con me».

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