Mussoni (PDCS): “Dalla finanziaria al progetto Paese: riorganizzare lo Stato per le future generazioni”

da | 16 Dic 2025

Riportiamo di seguito l’intervento di Francesco Mussoni (PDCS) nell’ambito del dibattito consigliare sulla Legge di Bilancio 2026, nella seduta di martedì 16 dicembre 2025.

Volevo fare un ragionamento molto succinto. Noi, con l’impostazione che ha dato il governo, che condividiamo, abbiamo sostanzialmente un documento tecnico contabile di messa in fila dei dati economici della struttura del bilancio dello Stato. Abbiamo scelto come impostazione quella di non dare un taglio alla finanziaria con progetti, ed è un bilancio secondo me conservativo. Noi limiamo, limiamo, limiamo, ma ormai la spesa obbligatoria è pressoché invariata negli anni. Questo è un indicatore che, pur avendo fatto tagli, ottimizzato le consulenze e organizzato la spesa, dal mio punto di vista siamo arrivati al punto che serve una riorganizzazione della spesa obbligatoria. Per riorganizzazione della spesa obbligatoria credo che emerga un dato politico, ovvero che abbiamo un’organizzazione dello Stato ferma sostanzialmente agli anni ’70-’80, con aziende di Stato, enti, bilancio dello Stato, legge di contabilità. Sento parlare spesso di prospettiva, progetto economico, piano di sviluppo, ma dovremmo partire dalla riorganizzazione e riclassificazione della spesa. Penso all’Ente Poste, che è un’operazione che a me è piaciuta, nel senso che abbiamo riclassificato un ente che è dello Stato ma che funziona con logiche privatistiche. Abbiamo visto che oggi questo ente comincia a maturare dei risparmi se non addirittura degli avanzi di gestione. Faccio questo esempio per dire che noi oggi abbiamo presentato un bilancio serio che dà l’idea di un percorso pluriennale di stabilizzazione delle finanze pubbliche. Oggi, dal mio punto di vista, dovremmo cominciare a pensare a una riorganizzazione della spesa e del bilancio e quindi fare anche scelte di riorganizzazione dello Stato. Penso agli enti autonomi e alle aziende autonome che noi gestiamo in modo pubblico, alla riorganizzazione del lavoro, dei contratti, degli orari e dei sistemi di sicurezza. C’è un dato che mi stupisce molto, l’Istituto per la Sicurezza Sociale. È vero che la popolazione invecchia, ma 104 milioni dicono che dobbiamo lavorare sull’appropriatezza della spesa sanitaria, come ha detto anche il consigliere Belluzzi ieri sera. Per la scuola, abbiamo nella spesa corrente circa il 20% di spesa legata agli insegnanti e alle strutture. È bello che un paese investa molto, ma forse è un parametro un po’ fuori scala, come per certi aspetti la spesa sanitaria. Io credo che più che lavorare per limare o fare questa spending review che comunque facciamo e supportiamo, dovremmo aprire un cantiere politico nei prossimi mesi. Almeno a livello politico, io farò questo nell’ambito del mio partito e della maggioranza. Credo sia ora di aprire un cantiere diverso, fatto magari di scelte più coraggiose, riorganizzative e di messe in discussione di sicurezze. Credo sia necessario. Pensiamo al sistema di organizzazione degli elementi: sembra ormai diventata la mensa che diamo da mangiare a tutti. A cosa servono le attività economiche? Pensiamo alla gestione degli spazi di proprietà dello Stato dati non a prezzo di mercato, facendo anche concorrenza leale al privato. Pensiamo al sistema di gestione della cassa integrazione guadagni o del fondo servizi sociali: è un sistema legato a una gestione degli anni ’70-’80, poi prorogata. Sono grandissime conquiste e utilità che vanno mantenute, ma forse dobbiamo un pochettino ritarare, correggere, misurare. Pensiamo all’orario di lavoro dei dipendenti pubblici, dove lavorare fino alle 14:00 non è full time nel mondo del privato. Io credo che dobbiamo mantenere il bambino, non buttarlo via con l’acqua sporca, ma riorganizzare il più possibile e lavorare per efficientare la macchina. La politica lo deve fare, perché se fa finta che queste cose sono normali ad oggi, nel 2025, credo che ci sia una questione morale anche in questo senso. Il mio è un discorso di maggioranza. Il mio è un invito al governo e alla maggioranza ad incontrarsi, tarare degli obiettivi politici, ma soprattutto alzare un po’ l’asticella della riorganizzazione. Se faremo questa operazione, significherà coinvolgere il paese e le forze politiche su un progetto di riorganizzazione che magari fa discutere, ma che al tempo stesso consente alle forze politiche di esprimere un rinnovamento e credo anche un percorso per le future generazioni. Se non saremo in grado di fare questo, restiamo sempre a fare delle piccole operazioni di maquillage, che pure sono state e sono importanti, come il recupero di 23 milioni in questo bilancio. Ma è come se andassimo a lavorare su un particolare, quando in realtà nel lavandino abbiamo un buco di un metro da cui esce l’acqua. Dobbiamo guardare non solo la pagliuzza, ma cominciare a guardare le travi, che sono un po’ l’architettura dell’economia pubblica del nostro Stato. Credo che questo sarebbe un progetto paese, che non vuol dire avere un atteggiamento recessivo, ma semplicemente riorganizzativo della spesa pubblica.

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